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venerdì 29 maggio 2009

I rifiuti sotto i manifesti elettorali

I rifiuti sotto i manifesti elettorali. Scricchiola il consenso di Berlusconi

Tonia Limatola

Sotto il sole cocente in Campania crescono i cumuli di spazzatura e diminuisce il consenso di Berlusconi, che proprio sull'«emergenza rifiuti» aveva incentrato la sua campagna elettorale, facendone il cavallo di battaglia. L'emergenza c'è ancora, la raccolta differenziata non è ancora partita e le inchieste sui rifiuti fanno discutere.

Berlusconi aveva fatto della risoluzione dell’emergenza rifiuti in Campania il suo cavallo di battaglia elettorale e l’anno scorso aveva strappato al centrosinistra decine di Comuni impegnati nelle amministrative. Ora, sotto il sole cocente di maggio, la propaganda si fa ancora più aspra e calda in vista del rinnovo dei vertici della Provincia di Napoli e delle Europee. Anche perché i cumuli di spazzatura, che non erano mai spariti, adesso stanno crescendo a dismisura un po’ ovunque e lo testimoniano anche le decine di video pubblicati dai cittadini su youtube.
Nel Casertano, ad Aversa, ma anche e soprattutto nel napoletano, tra Giugliano, Quarto, Marano, Villaricca e Qualiano. Rifiuti che bruciano agli angoli delle strade mentre quelli rimossi ingolfano l’ex Cdr della zona Asi, ora diven­tato impianto di tritovagliatura [Stir]. E qui, nei comuni che ospitano il maggior numero di impianti per lo smaltimento e di discariche autorizzate realizzate in Italia, la presenza di quelle abusive in strada è una vera beffa per chi ci vive accanto. La situazione non migliora nemmeno nei luoghi del turismo.
E’ salva solo Napoli, vetrina del maggio dei monumenti e, a metà giugno, sede del G8 dei Capi di Stato; mentre ad Ercolano è assediato dai rifiuti anche l’ingresso degli scavi archeologici. Così mentre nel resto d’Italia Berlusconi si conferma l’uomo dei consensi con percentuali che inquietano gli osservatori politici di centrosinistra, in Campania il premier rischia di vedere scricchiolare la sua popolarità sotto i colpi dei sacchetti di spazzatura, specie nel napoletano.
A far storcere il naso non è solo la puzza. Il dissenso arriva anche dopo l’inutile attesa dell’avvio della raccolta differenziata che, fatta eccezione di qualche piccola esperienza, resta ancora un miraggio. Nel giuglianese le situazioni di allarme sono tante. C’è un’intesa col Ministero dell’Ambiente per la bonifica. Ci sarebbero anche i fondi. Ma i cumuli sono ancora al loro posto e si continuano a gettare carta e plastica nei sacchetti del «tal quale». Non sono spariti manco i roghi che hanno regalato l’appellativo di «terra dei fuochi» a queste zone. Insomma, la Campania è di nuovo sull’orlo di una nuova crisi e per il premier sarà difficile arginarla.

Fanno discutere anche le vicende giudiziarie dopo gli ultimi sviluppi del caso aperto dieci mesi fa con lo stralcio delle posizioni dei prefetti Guido Bertolaso e Alessandro Pansa dall’elenco degli imputati dell’inchiesta rifiuti. Un provvedimento che ha spaccato la Procura di Napoli e la diversità di posizioni tra il capo dell’ufficio giudiziario, Lepore, e i pm Giuseppe Novelli e Paolo Sirleo, titolari dell’indagine «Rompiballe», animerà il dibattito dell’assemblea alla quale si preparano i pm napoletani. In pratica, un’emergenza dentro un’altra.
Eppure dopo la crisi dell’anno scorso e l’apertura con la forza della contestatissima discarica di Chiaiano, per il governo la questione sembrava veramente archiviata. Impegni e promesse: un nulla di fatto. Adesso, a giusto un anno dalle cariche della polizia, i comitati contro la discarica di Chiaiano, assieme al movimento «Verso i rifiuti zero», hanno deciso di farsi sentire con una nuova iniziativa di protesta creativa. Avevano intenzione di invitare i cittadini a disertare le urne e, invece, hanno deciso di boicottare le elezioni distribuendo un «kit elettorale» sui generis. Lo presenteranno domani alle 12, nella storica caffetteria Gambrinus in Piazza Trieste e Trento, a Napoli. «Da tempo abbiamo deciso il boicottaggio delle elezioni sul territorio di Marano e Chiaiano. Sul restringimento degli spazi di democrazia, si è consumata una rottura insanabile tra cittadini e governanti – dice uno dei leader, Antonio Musella – Ma abbiamo comunque deciso di partecipare alle elezioni, attaccando sulla scheda un adesivo con il nostro alberello, ormai simbolo della nostra lotta». Insomma, si punta all’annullamento delle schede. Sull’adesivo c’è la scritta «Vota per me, i governi cambiano io sto sempre qua. No alla discarica». Cinquantamila esemplari verranno distribuiti da domani fino a sabato prossimo. Per il giorno di chiusura della campagna elettorale, il 4 giugno, i comitati hanno messo in calendario una serie di concerti, dalle 16 alle 19: alla stazione metro di Chiaiano, sul corso Chiaiano, in Piazza della Pace, a Marano.
Nel frattempo alla voce raccolta differenziata, si registra anche la protesa dei lavoratori dei bacino. Nel Consorzio numero 1, quello di Giugliano per intenderci, ci sono 180 dipendenti pagati e non inutilizzati che lottano – oggi l’ennesima protesta davanti all’ingresso della loro sede nella zona Asi – contro le logiche dei comuni che preferiscono affidare il servizio alle ditte vincitrici degli appalti della Nu. Per il momento vengono stipendiati dal commissariato di governo, ma col tempo rischiano di rimanere senza occupazione.

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mercoledì 27 maggio 2009

Terra Futura

Cos’è Terra Futura?

Terra Futura è una grande mostra-convegno strutturata in un’area espositiva, di anno in anno più ampia e articolata, e in un calendario di appuntamenti culturali di alto spessore, tra convegni, seminari, workshop; e ancora laboratori e momenti di animazione e spettacolo.

Nata dall’obiettivo comune di garantire un futuro al nostro pianeta – e di farlo insieme –, la manifestazione mette al centro le tematiche e le “buone pratiche” della sostenibilità sociale, economica e ambientale, attuabili in tutti i campi: dalla vita quotidiana alle relazioni sociali, dal sistema economico all’amministrazione della cosa pubblica...

Terra Futura vuole far conoscere e promuovere tutte le iniziative che già sperimentano e utilizzano modelli di relazioni e reti sociali, di governo, di consumo, produzione, finanza, commercio sostenibili: pratiche che, se adottate e diffuse, contribuirebbero a garantire la salvaguardia dell’ambiente e del pianeta, e la tutela dei diritti delle persone e dei popoli.

È un evento internazionale perché intende allargare e condividere la diffusione delle buone pratiche a una dimensione globale; perché internazionali sono i numerosi membri del suo comitato di garanzia, la dimensione dei temi trattati e i relatori chiamati ad intervenire ai tavoli di dibattito e di lavoro; infine, perché lo sono i progetti e le esperienze presenti o rappresentati ampiamente nell’area espositiva, che ospita realtà italiane ed estere.

Numerosi e importanti i consensi raccolti negli anni. Oltre 94.000 i visitatori dell’edizione 2008, 550 le aree espositive con più di 5000 enti rappresentati; 160 gli eventi culturali in calendario e 850 i relatori presenti, fra esperti e testimoni di vari ambiti di livello internazionale.

La sesta edizione di Terra Futura si svolgerà sempre alla Fortezza da Basso, a Firenze, dal 29 al 31 maggio 2009.

ORARI:
venerdì 29 maggio ore 9.00-20.00
sabato 30 maggio ore 9.00-22.00
domenica 31 maggio ore 10.00-20.00

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martedì 26 maggio 2009

l’energia solare a basso costo

Tor Vergata «scopre» l’energia solare a basso costo


Crolleranno i prezzi dei pannelli solari: il costosissimo silicio sarà sostituito da un composto organico, mix di bacche, arance e bucce di melanzane, che sviluppa un procedimento simile alla fotosintesi clorofilliana. La scoperta tutta italiana è avvenuta al Polo solare organico, una serie di laboratori nati nell’ultimo anno all’università Tor Vergata. Si è già alla fase di industrializzazione: il progetto è passato al Polo Solare Chose, un centro all’avanguardia situato nel Tecnopolo Tiburtino, che lo metterà sul mercato entro il 2010. I nuovi modelli abbatteranno il costo dell’energia solare che passerà da 4 a 1 euro per watt grazie ai risparmi sulla materia prima [non più il silicio che faceva aumentare il costo del 60 per cento] e sulle macchine per la produzione dei pannelli, che costeranno 1 milione di euro contro i 15 [o addirittura i 100 in alcuni casi] necessari per la produzione di energia. La Regione Lazio ha stanziato circa 6 milioni di euro per la nascita del Polo del solare organico e si spera in impennata degli impianti a energia solare. Basta pensare che in Germania si producono 4.300 Gwh di energia solare a fronte dei miseri 39 Gwh dell’Italia.

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lunedì 25 maggio 2009

G8 Energia di Roma




Cari cyberattivisti,

mentre vi mandiamo questo messaggio, Greenpeace è in azione al G8 Energia di Roma. Siamo riusciti a portare il nostro messaggio ai grandi della Terra, quelli dai quali dipendono le soluzioni per combattere i cambiamenti climatici. Un gruppo di attivisti, infatti, sta manifestando davanti all’Hotel Excelsior - dove il meeting è in corso - con quindici specchi che proiettano la luce riflessa del sole. In uno specchio più grande c’è la scritta “Solar Revolution Now”.

Proprio oggi, in occasione del G8 Energia, Greenpeace lancia il rapporto “Global CSP Outlook 2009” sulla nuova frontiera dell’energia rinnovabile: il solare a concentrazione (CSP). Noto anche come solare termodinamico, il solare a concentrazione produce calore ed elettricità usando centinaia di specchi per concentrare i raggi del sole a temperature comprese tra 400°C e 1000°C.

Negli ultimi quindici anni questa tecnologia si è sviluppata molto rapidamente prima in California e poi in Spagna. Secondo le stime del rapporto, il solare a concentrazione potrà soddisfare, nello scenario più favorevole, il sette per cento dei consumi mondiali di elettricità al 2030 e un quarto al 2050.

Vi chiediamo di aiutarci a fare informazione su questa nuova fonte rinnovabile. Inviate la cartolina “Solar [r]evolution now” ai vostri amici. E venite a vedere sul nostro sito la gallery dell'azione, che verrà pubblicata quanto prima. È ora di spezzare la nostra dipendenza dai combustibili fossili. È ora di avviare una rivoluzione energetica pulita. È ora di salvare il clima!


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sabato 23 maggio 2009

Costruire una casa ecologica

Sansepolcro - - Italia



Pubblicato il giovedì 21 maggio 2009

Costruire una casa ecologica migliora la nostra vita e diminuisce il nostro impatto sull'ambiente.
Una delle regole dell'architettura ecologica è costruire una casa che "respiri".
Altra parola d'ordine è risparmio ed efficienza energetica.
Grazie ad un adeguato isolamento termico, il calore interno alla casa non 'esce' dai muri.
Il riscaldamento e l'impianto elettrico fanno la parte del leone: con un impianto a pavimento si evita la creazione di moti convettivi o sbalzi di temperatura e si utilizza acqua a 42 gradi centigradi, a differenza dei 75 gradi richiesti dai normali termosifoni
Il legno è stabile: essendo elastico e resistente può subire forze di trazione e in parte anche forze di compressione; inoltre ha una minore rigidezza strutturale e una massa inferiore rispetto al cemento per cui il periodo delle scosse telluriche è ridotto.
Per questo motivo le costruzioni in legno sono più sicure di quelle tradizionali in caso di sisma, come ben sanno in Giappone.
Il legno è un materiale da costruzione intelligente: riducendo gli spessori di parete a parità di isolamento, si crea un' ulteriore superficie abitabile in confronto alle costruzioni massicce tradizionali (ca. 5 m² su 80 m²)
Il legno è tradizione, prestigio e calore: è un prodotto vitale che si presta come pochi altri materiali alla creatività e alle esigenze dell’uomo.
Grazie all’innovazione del design ed alle nuove tecniche di lavorazione, oggi è possibile costruire moderne ed eleganti case in legno anche in città, combinando insieme anche più essenze o materiali differenti.
La costruzione di una casa rappresenta un momento importante della vita e la necessità e i requisiti devono essere abbinati in una maniera vantaggiosa.
Le costruzioni in legno rappresentano una valida alternativa sia dal punto di vista economico che dal punto di vista dei tempi di esecuzione, ma soprattutto ai fini della compatibilità ambientale.
Ottima occasione per progettare la vostra vita ed io sono a vostra disposizione per realizzarla .
Contattatemi:
a.barciulli@archiworld.it o tramite la pagina "Contatti" presente nel mio sito.www.archalessandro barciulli.com

Arch. Alessandro Barciulli

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contro la Chevron, per l'inquinamento del territorio



Entro la fine dell'anno un giudice ecuadoregno dovrà pronunciarsi nella causa intentata dai nativi contro la Chevron, per l'inquinamento del territorio

Scritto
Chiara Pracchi

Gli impiegati della Chevron che in questi giorni stanno facendo un giro di ricognizione dei vecchi impianti petroliferi in Ecuador, devono girare con la scorta armata. La società, che dal 2001 ha assorbito la Texaco, non è molto popolare da quelle parti, da quando, nel 1993, i nativi hanno intrapreso un'azione legale per i danni causati all'ambiente e alle persone.

Nella regione amazzonica, quasi al confine con la Colombia, le conseguenze lasciate dall'estrazione del petrolio sono ancora visibili: immense pozze di fanghiglie nerastre che si aprono improvvise nel mezzo della foresta pluviale. Sono il risultato di quasi quarant'anni di sfruttamento del territorio e dello sversamento sconsiderato dei prodotti di scarto, condotti prima dalla Texaco e poi, dagli anni '90 in avanti, dalla Petroecuador, la compagnia petrolifera nazionale. Una commissione di esperti, nominata dal tribunale e guidata da Richard Cabrera, ha trovato tracce di bario, piombo e altri metalli pesanti, che hanno profondamente contaminato il terreno e sono penetrati nella falda acquifera. Secondo questo rapporto, almeno 1400 persone sarebbero morte di tumore, leucemia e altre malattie legate all'inquinamento dell'ambiente: un dato che appare sottostimato, scrivono i periti del tribunale, e per il quale ora i nativi chiedono un risarcimento di quasi tre miliardi di dollari.

La Chevron, che negli anni 90 aveva raggiunto un accordo con i deboli e traballanti governi ecuadoregni, ora rifiuta come tendenzioso e di parte il rapporto del tribunale. Ma da allora, in America Latina, il vento è cambiato, e lo stesso presidente Rafael Correa, visitando i luoghi contaminati, ha definito l'operato della compagnia petrolifera in Ecuador "un crimine contro l'umanità". Dal canto suo, la Chevron, che sostiene di aver già versato 40 milioni di dollari per decontaminare l'area e di non poter essere ritenuta responsabile per l'inquinamento causato negli anni seguenti dalla Petroecuador, sta facendo sentire tutto il suo peso sull'amministrazione Obama perché escluda l'Ecuador dai trattati commerciali, mettendo in campo lobbisti del calibro di Mickey Kantor e Mack McLarty, rispettivamente ministro del Commercio e capo dello staff alla Casa Bianca sotto la presidenza Clinton.

Lago Agrio è una città fondata dalla Texaco negli anni '60 come base per i suoi impianti nella regione amazzonica. Da allora numerosi slums sono cresciuti intorno al nucleo originale. L'aula del tribunale sorge all'ultimo piano di un centro commerciale. Da lì, entro la fine dell'anno, il giudice Juan Nunez, dovrà pronunciarsi sulla questione e la sua decisione potrebbe portare la compagnia californiana a pentirsi d'aver chiesto lo spostamento del processo, nel 2003, da New York ad una corte ecuadoregna. Ma un'eventuale sentenza di condanna non porrà fine alla vicenda. Chevron ha già annunciato che ricorrerà in appello nella stato latinoamericano e in un tribunale internazionale, se sarà necessario. Nel frattempo, nella foresta, i residenti continueranno a chiedersi chi pulirà i loro corsi d'acqua e li compenserà per i lutti che hanno dovuto sopportare.

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venerdì 22 maggio 2009

La ricerca calpestata

Roma. La ricerca calpestata

Il 23 e il 24 maggio insegnanti, personale tecnico e amministrativo, ricercatori, molti dei quali precari, genitori e studenti saranno nuovamente uniti nella protesta contro le politiche scellerate del governo che massacrano i settori della conoscenza.
Il 23 in Piazza del Popolo verranno stese migliaia di macrofotografie con i volti delle persone che lavorano nella ricerca mentre si svolgeranno decine di lezioni in piazza per adulti e bambini. Il 24 maggio i movimenti saranno a Villa Dora Pamphili per una giornata di protesta originale fatta di musica, giochi teatro.
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Info: www.laricercacalpestata.it

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mercoledì 20 maggio 2009

21 maggio, giornata contro le basi militari

21 maggio, giornata contro le basi militari

Il 21 maggio è la giornata di mobilitazione contro le basi militari, i patti e le alleanze di guerra. Alle 11,30 a Roma, in piazza Navona, conferenza stampa con la partecipazione di un esponente dell’assemblea permanente NO F35 in vista della manifestazione nazionale a Novara contro la nuova base di Cameri e il piano di spesa per i cacciabombardieri atomici F35;
alle 16 presentazione del libro di Antonello Mangano «Un posto civile», sulla base di Sigonella in Sicilia; alle 18 performance musicale e teatro di strada del circolo «Arcobaleno» della Garbatella.
www.terrelibere.org

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martedì 19 maggio 2009

CONVEGNO SULLO SMALTIMENTO DELL’AMIANTO

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Mailing list di MEDICINA DEMOCRATICA
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Comunicato stampaCremona, 13 maggio 2009

OGGETTO: SORESINA (CR) 21 MAGGIO SALA DEL PODESTÀ

- CONVEGNO SULLO SMALTIMENTO DELL’AMIANTO

-Dopo tutte le mobilitazioni sul territorio che abbiamo organizzato contro le megadiscariche di amianto di Cappella Cantone e Cingia de’ Botti pensiamo che il passaggio successivo per proseguire la lotta non possa che essere un momento di riflessione ed approfondimento tecnico.Il prossimo 21 maggio a Soresina presso la Sala del Podestà, in via Matteotti 4, inizio ore 21, abbiamo organizzato un convegno dal titolo: “Le megadiscariche di amianto: problematiche ed alternative”.Con questo convegno vogliamo ribadire che le megadiscariche sono pericolose e che il ritardo nello smaltimento dell'amianto in Regione Lombardia non é certo dovuto alle resistenze dei cittadini. Proprio perché la bonifica e lo smaltimento dell’amianto sono un'emergenza occorre una pianificazione territoriale concertata e non le imposizioni dall'alto, ed in questo la normativa attuale é inadeguata e va quindi migliorata.Inoltre vogliamo dimostrare che le nuove tecnologie di inertizzazione sono ora competitive e che lo Stato italiano é colpevolmente in ritardo rispetto ad altri paesi europei.Il programma del convegno è il seguente: Mariella Megna, di Cittadini contro l’amianto, introdurrà i lavori; il prof. Alessandro Gualtieri dell'università di Modena relazionerà sui metodi alternativi all'interramento in discarica dei rifiuti contenenti amianto; l’assessore all’ambiente del comune di Broni Mario Fugazza illustrerà la situazione della bonifica della ditta Fibronit a Broni, l’unico sito di interesse nazionale individuato in Regione Lombardia per la bonifica da amianto; Fulvio Aurora di Medicina Democratica parlerà di carenze e inadempienze del PRAL (Piano Regionale Amianto Lombardia) e di proposte di miglioramento della normativa sullo smaltimento dei rifiuti speciali. Sarà illustrata quindi una recente pubblicazione scientifica dell’Azienda Ospedaliera Monaldi di Napoli in cui si avanzano ipotesi di un rapporto causale tra discariche tossiche (amianto) e mesotelioma pleurico.E’ prevista anche la comunicazione di un testimone della vicenda dell’ex INAR di Romanengo e testimonianze dei comitati che stanno conducendo lotte analoghe contro le megadiscariche di amianto in varie parti d’Italia, dal Veneto alla Sicilia.

Il convegno è organizzato da CITTADINI CONTRO L’AMIANTO DELLA PROVINCIA DI CREMONA, FEDERAZIONI DEL PRC, PDCI E VERDI PROVINCIALI, ITALIA DEI VALORI, SDL, CUB, RDB, AL COBAS, L’ALTRA LOMBARDIA – SU LA TESTA, CIRCOLO BERTOLT BRECHT DI CASTELLEONE.

Il giorno 19 maggio 2009, alle ore 17.30, presso la Sala eventi di Spazio Comune a Cremona, in piazza Stradivari 7 ci sarà una conferenza stampa di presentazione del convegno.

Cordiali saluti

Mariella Megna
per Cittadini contro l’amianto
cell 3389875898

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sito web: www.medicinademocratica.org

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Legge per il Chilometro zero in Veneto

«Mangiare a ‘chilometri zero’ significa anche risparmiare e combattere l’inflazione con cibi locali e di stagione che non subiscono troppe intermediazioni e non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere sulle tavole». Lo afferma la Coldiretti commentando l’approvazione da parte del consiglio regionale del Veneto della «legge del chilometro zero», un disegno di legge presentato dalla Coldiretti regionale con il sostegno di venticinque mila firme di cittadini consumatori, che sancisce la preferenza ai prodotti locali in mense, ristoranti e grande distribuzione per combattere i rincari dovuti all’aumento del costo dei trasporti e l’impatto sul clima provocato all’inquinamento con l’emissione di gas serra dei mezzi di trasporto. L’iniziativa, secondo la Coldiretti, risponde al bisogno di un numero crescente di cittadini che vuole condurre uno stile di vita più attento all’ambiente e alla salvaguardia del clima anche a tavola ed è «un ottimo modo per combattere il caro prezzi in un paese come l’Italia dove – prosegue l’organizzazione degli agricoltori – l’86 per cento dei trasporti avviene ancora su gomma e dove i costi della logistica arrivano ad incidere per addirittura un terzo del prezzo di frutta e verdura». Insomma, dopo l’autorganizzazione di cittadini e produttori con i Gruppi di acquisto solidale e la scelta di alcuni ristoranti, anche le istituzioni di svegliano?

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mercoledì 13 maggio 2009

Lo sporco del carbone viene a galla




Attivisti di Greenpeace in azione a Brindisi per dire a ENEL e al Governo Italiano, NO al carbone.

IngrandisciRoma, Italia — Ci complimentiamo con il Corpo forestale dello Stato per aver sequestrato 100mila tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dalla centrale a carbone Enel di Brindisi. Tutto lo sporco viene a galla, a conferma che il carbone 'pulito' non esiste e che gli impatti per l’ambiente sono molteplici e gravi.

I rifiuti pericolosi venivano smaltiti in una cava del Reggino, in una zona sottoposta a vincolo. Dieci persone sono state arrestate tra cui tre funzionari Enel. Gli scarti, classificati come pericolosi, venivano trasformati con certificati di analisi insufficienti in rifiuti non pericolosi e avviati apparentemente a recupero per la produzione di laterizi.

Continuiamo ad assistere a incidenti gravi che interessano centrali a carbone in tutta Italia. A Genova è stato recentemente sequestrato un deposito di carbone per mancanza dei necessari impianti di depurazione delle acque di scolo. Nel Sulcis, invece, la scorsa estate carbonili a cielo aperto hanno preso fuoco per processi di autocombustione, diffondendo fumi tossici sul vicino centro di Portoscuso.

La gestione delle grandi quantità di rifiuti solidi dalle centrali a carbone rimane un grave elemento di preoccupazione. Eppure il governo continua ad autorizzare nuovi impianti a carbone, contro gli impegni europei al 2020 che spingono verso lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

L'ultimo caso è l'autorizzazione della centrale Enel di Porto Tolle, nel bel mezzo del parco naturale del Delta del Po, contro le stesse leggi nazionali e regionali per la protezione dell'ambiente. Il fatto di autorizzarle in barba a regolamenti e norme regionali con un escamotage normativo rivela l'atteggiamento anti-ambientale del Governo.

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Le mappe nucleari per l'Italia




Roma, Italia — Se dovesse tornare il nucleare in Italia, sarebbero pochissimi i territori che potrebbero ospitarlo. Grazie all'analisi di tre importanti mappe, ormai dimenticate, sveliamo perché lo stivale è assolutamente inadatto alle centrali nucleari.

Ieri è stato l’approvato il DDL 1195 che dà sei mesi al governo per definire i criteri per la localizzazione dei siti nucleari. Oggi diffondiamo tre ‘carte nucleari’ per capire dove potrebbero finire le nuove centrali nucleari:

- la carta del CNEN, che era la risultante di varie carte tematiche elaborate negli anni settanta
- la mappa ENEA sulla vulnerabilità delle aree costiere ai cambiamenti climatici
- l’elaborazione GIS per la localizzazione del deposito nazionale per le scorie nucleari

Per stabilire i siti delle nuove centrali e delle scorie bisogna partire da queste carte e vedere secondo quali criteri verranno aggiornate. Un criterio è quello sismico, un altro criterio è quello della vulnerabilità delle coste per i cambiamenti climatici.

Il nostro rapporto "Mappe nucleari per l'Italia" fornisce una lista di aree a maggiore vulnerabilità climatica. Se questo criterio verrà adottato, dalla vecchia carta CNEN devono essere tolte diverse aree costiere e se ci fosse anche l'indicazione di restringere l'attenzione nelle aree a minore pericolosità sismica, rimangono pochissimi siti su cui puntare l'attenzione: nelle province di Vercelli e Pavia, isola di Pianosa in Toscana, province di Ogliastra, Nuoro e Cagliari.

Montalto di Castro - anche se la pericolosità sismica non è quella minima - rimane un forte indiziato sia per la vicinanza al mare in una zona costiera a minor rischio climatico che per le condizioni della rete. Sul sito c'è stata recentemente una visita di tecnici dell'azienda francese EDF. Ci aspettiamo che la regione Lazio nel suo piano energetico escluda chiaramente questa possibilità.

Riguardo alla mappa per le scorie nucleari è stata elaborata nel 1999-2000 dal gruppo di lavoro ad hoc costituito all'epoca dalla Conferenza Stato Regioni (e supportato tecnicamente da ENEA). In questo caso il rischio sismico è ritenuto meno rilevante (alcune aree sono persino in Abruzzo): le aree sono presenti in numerose regioni ma si concentrano particolarmente tra l'Alto Lazio e buona parte della Toscana, le Murge pugliesi e la Basilicata.

Continueremo a opporci a questa sciagurata scelta del governo e a chiedere ai candidati alle prossime elezioni europee cosa pensano del ritorno al nucleare in Italia.

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lunedì 11 maggio 2009

Il riciclo, passo dell’l’Italia verso Kyoto e l’UE

Il riciclo, passo dell’l’Italia verso Kyoto e l’UE



di Matteo Auriemma



Lo studio analizza le performance dell’industria del riciclo, una vera e propria “industria nell’industria”, che nel 2007 è cresciuta a un ritmo pari al 17,2%, in netta controtendenza rispetto agli altri comparti, e tra il 2000 e il 2005 ha visto aumentare le imprese del 13% (sono circa 2.500 in totale) e gli occupati del 47% (al 2005 erano circa 13.000).



In Italia, secondo i dati della pubblicazione, nel corso del 2007 sono state avviate a recupero e riciclo circa 52 milioni di tonnellate di rifiuti (una cifra pari al doppio della quantità di rifiuti urbani prodotti nel nostro paese ogni anno) con evidenti vantaggi per l’ambiente derivanti dalla riduzione dell’uso di risorse (rinnovabili e non rinnovabili), dalla riduzione dei consumi energetici e idrici, e dalla riduzione delle emissioni atmosferiche legate direttamente o indirettamente ai cicli produttivi. Basti pensare che per la produzione di acciaio, alluminio, piombo e carta, oltre il 50% degli input produttivi è costituito da scarti o rifiuti avviati a riciclo, mentre per alcuni tipi di vetro si può raggiungere anche il 95%.



“Il sistema del recupero-riciclo - sostiene Duccio Bianchi, dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, nonché autore dello studio - ha dato vita a un vero e proprio comparto industriale, tecnologicamente e ambientalmente avanzato, in grado di coniugare le esigenze della tutela con quelle dello sviluppo”.



Secondo lo studio, ipotizzando per il 2020 un ulteriore sviluppo dell’industria del riciclo e dei suoi volumi, con una crescita del 15% rispetto ai livelli attuali, si potrebbe raggiungere un doppio risultato, da un lato di ridurre i consumi energetici di 5 ulteriori milioni di tep, (tonnellate equivalenti di petrolio), pari al 32% dell’obiettivo nazionale di efficienza energetica al 2020 e dall’altro di ridurre le emissioni di CO2 di oltre 17 milioni di tonnellate, pari al 18% dell’obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni al 2020.



Per quanto riguarda il nostro paese “gli impatti” della filiera di recupero e riciclo, ad oggi, sono pari a minor consumo di energia per 15 milioni di TEP (tonnellata equivalente di petrolio), minori emissioni di CO2 per un totale di 55 milioni di tonnellate equivalenti. Ne “Il riciclo ecoefficiente” si fa riferimento anche all’apporto decisivo che il riciclo potrebbe garantire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti per l’Italia dal programma conosciuto come “20 20 20” dell’Unione Europea.

“Un’industria che nel solo continente europeo - prosegue Bianchi - è cresciuta dal 2000 ad oggi di oltre 50 punti percentuali, a ritmi più di tre volte superiori rispetto all’indice della produzione industriale nello stesso periodo. Il rapporto - conclude Bianchi - analizza per ciascun materiale i risultati delle analisi ambientali e del ciclo di vita, evidenziando inoltre il contributo che il riciclo nel suo complesso può garantire all’Italia nel compimento degli obblighi comunitari e in termini di benefici per l’ambiente”.

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“Città amiche della bicicletta”: i vincitori

“Città amiche della bicicletta”: i vincitori



di Matteo Auriemma



“Il Comune di Reggio Emilia – ha detto Riccardo Canesi di Euromobility, membro della giuria che ha esaminato i progetti - ha dimostrato di promuovere costantemente politiche a favore della bicicletta puntando non solo sull’infrastrutturazione ma anche sulla sensibilizzazione e sulla comunicazione utilizzando al meglio le energie provenienti dall’associazionismo. Inoltre nel 2008 ha inaugurato PedalaRE il nuovo servizio di bike sharing”.



Così Canesi ha commentato l’esito dell’edizione 2008 del Premio nazionale “Città Amiche della Bicicletta”, promosso da Euromobility in collaborazione Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta), Aicc (Associazione Italiana Città Ciclabili), Fci (Federazione ciclistica italiana), Ancma (Associazione nazionale ciclo motociclo accessori) e Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente, per valorizzare le migliori iniziative realizzate nel campo della mobilità ciclabile.



“Questo riconoscimento – ha detto il sindaco di Reggio Graziano Delrio nel corso della premiazione - ci gratifica per le iniziative che abbiamo messo in campo in questi anni per promuovere una cultura della mobilità sostenibile di cui la bicicletta è perno fondamentale. È nostro obiettivo rendere Reggio Emilia una città veramente amica della bicicletta e portare la percentuale dei suoi spostamenti con questo mezzo al 25% degli spostamenti totali.



Non si tratta di un obiettivo impossibile. Già sappiamo, ad esempio, che il 45% delle persone che raggiungono il centro storico vengono in bici e che il 65% dei bambini e ragazzi va a scuola con mezzi sostenibili. La risorsa più importante in questo campo sono l’educazione, per questo crediamo molto nel bicibus, e l’aiuto che può venire dalle associazioni che amano la bici”.



Al concorso, giunto alla quarta edizione, hanno partecipato numerosi progetti per le quattro categorie previste: Comuni con meno di 30mila abitanti, Comuni con più di 30mila abitanti, enti locali e aziende.



La città di Reggio Emilia è stata premiata per le continue attività di promozione della bicicletta come mezzo di trasporto e per aver inaugurato nel 2008 "PedalaRE", il nuovo servizio di bike sharing. Padova, invece, è stata premiata perchè è la città che, in proporzione agli abitanti, ha investito di più sulla bicicletta, anche attraverso la riqualificazione di zone degradate come con il progetto AsfaltArt, ottenendo risultati più che lusinghieri rispetto al modal split. La Provincia di Milano si è contraddistinta, invece per il suo piano strategico "MiBici" e per aver organizzato la Prima Conferenza Nazionale della Bicicletta.



Cosa hanno in comune Reggio Emilia, Padova e la Provincia di Milano? "Tutte tre negli anni hanno sviluppato intese e collaborazioni direttamente con la Fiab o con le sue associazioni locali - dichiara Antonio Dalla Venezia, presidente della Federazione Amici della Bici - qualificando gli interventi e centrando gli obiettivi. Chi si rapporta con la FIAB - conclude Dalla Venezia - ottiene grandi risultati".

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domenica 10 maggio 2009

Grandi opere

Un pianeta da difendere
di Mario Tozzi
primo ricercatore Cnr - Igag
e conduttore televisivo

Grandi opere
Ma le idee sono davvero piccole

Lo abbiamo detto più volte: in tempi di crisi economica il prezzo lo pagano gli uomini più poveri e l’ambiente: è stato sempre così e sempre lo sarà, almeno a considerare la situazione italiana. In un momento in cui bisognerebbe pensare alle piccole opere diffuse, alla difesa del territorio contro i rischi naturali, all’economia legata all’ecologia, ecco che il governo italiano tira fuori l’asso dalla manica: 18 miliardi di euro per grandissime opere e un nuovo condono edilizio, seppure opportunamente mascherato e nascosto. L’opera simbolo è il ponte sullo stretto di Messina che sarà il ponte a campata unica più lungo mai realizzato dall’uomo (oltre 3.500 m) e, nello stesso tempo, il collegamento di cui meno c’è bisogno nel nostro disastrato paese. Per quello che ne sappiamo dovrebbero essere i privati a pagare l’ammontare intero dell’opera (arrivato a oltre 6 miliardi di euro), ma come potrà mai essere remunerata, in tempi ragionevoli, quando gli stessi progettisti ne prevedevano una qualche redditività solo con un pil in crescita di almeno il 3% annuo (oggi siamo a -2,5% all’anno)? E a che servirà un superponte come quello, quando la rete stradale e ferroviaria siciliana e calabrese è ancora ferma all’anteguerra? Il ponte piace in ragione inversa della sua vicinanza allo stretto: nessun messinese o reggino ne può esserte contento, non solo per via dell’impatto paesaggistico, ma anche perché - qualora se ne volesse servire - dovrebbe prendere l’auto (che non prenderebbe altrimenti), farsi mezz’ora di strada, attraversare il ponte e poi fare ancora mezz’ora per rientare nell’altra città: sono 12.000 i pendolari dello stretto cui il ponte non servirà granché. Se quei soldi fossero pubblici sarebbe poi ancora peggio, perché quella è la zona in cui ci sarà il nostro prossimo terremoto disastroso e ha solo il 25% delle abitazioni antisismiche: a che servirà un ponte così lungo? Il ponte reggerà a un terremoto 7,1 Richter, ma sismi molto meno violenti raderanno comunque al suolo le città dello stretto e sarebbe una distrazione imperdonabile lasciare così le cose in caso di finanziamento pubblico. Terremoti violenti metterebbero in moto grandi frane a scivolamento profondo che potrebbero interessare i piloni stessi del ponte, però nessuno studio su questo aspetto è stato ancora commissionato. Progettazione carente, scarsa utilità, distrazione di fondi, rischio idrogeologico, il tutto per un’opera mai tentata prima al mondo. Il tutto quando un siciliano esce dalla sua isola, in media, una sola volta ogni dieci anni, e quando gli aerei low-cost e le navi hanno già preso il posto di treno e auto. Sul ponte si ipotizza un traffico veicolare che, se davvero fosse realizzato, trasformerebbe un’area straordinaria in un incubo di metallo. Non siamo più nel dopoguerra e le infrastrutture dovrebbero assecondare lo sviluppo, non guidarlo, a meno che non si tratti, in realtà, di grandi opere, ma di megalomania senza fine.


Mario Tozzi

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mercoledì 6 maggio 2009

Foche; Europarlamento vota stop a vendita prodotti derivati




Foche; Europarlamento vota stop a vendita prodotti derivati
Eccezioni solo per caccia tradizionale e sostenibile degli inuit


Strasburgo, 5 mag. (Apcom) - A larghissima maggioranza (550 voti favorevoli, 49 contrari e 41 astensioni), il Parlamento europeo ha approvato, oggi a Strasburgo, un regolamento che vieta la vendita nell'Ue di prodotti derivati dalle foche. Saranno ammesse eccezioni solo per gli animali uccisi nel contesto della caccia tradizionale degli esquimesi (inuit) o svolta ai fini della gestione sostenibile delle risorse marine, oppure se i prodotti derivati costituiscono 'souvenir' di viaggio.
Il nuovo regolamento, sul quale c'è già stato un compromesso con il Consiglio Ue che garantisce ora la sua rapida adozione formale ed entrata in vigore, mira a superare con una norma unica europea la frammentazione del mercato causata dalle diverse leggi nazionali, rispondendo allo stesso tempo alle preoccupazioni dei cittadini sul benessere delle foche.
Da anni, le immagini cruente delle battute di caccia sulla banchisa in cui i cuccioli di foche vengono massacrati a bastonate, commuovono le opinioni pubbliche e motivano le campagne delle associazioni animaliste e delle Ong ambientaliste.
Con le nuove norme verrà vietata su tutto il mercato Ue la commercializzazione di prodotti ottenuti da animali che possono aver provato "dolore, angoscia, paura e altre forme di sofferenza". Il regolamento si applicherà nove mesi e venti giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
In base al testo di compromesso con il Consiglio Ue, l'introduzione sul mercato comunitario di prodotti derivati dalle foche sarà autorizzate solo quando "provengono dalla caccia tradizionalmente praticata dagli Inuit e da altre comunità indigene e contribuiscono alla loro sussistenza".
Inoltre, l'importazione di prodotti derivati dalle foche è autorizzata quando "è di natura occasionale ed è costituita esclusivamente da merci destinate all'uso personale dei viaggiatori o dei loro familiari". La vendita sul mercato Ue sarà anche autorizzata "unicamente su basi non lucrative" per gli articoli provenienti da sottoprodotti della caccia regolamentata dalla legislazione nazionale e "praticata al solo scopo di garantire una gestione sostenibile delle risorse marine". In entrambi i casi, Il tipo e la quantità di questi prodotti non dovranno essere tali da far ritenere che l'importazione e la vendita possa avere finalità commerciali.
Le foche sono cacciate dentro e fuori l'Ue per ricavarne prodotti e articoli, quali carne, olio, grasso, organi, pelli per pellicceria e articoli derivati, inclusi i prodotti più vari come le capsule Omega 3 o abiti che incorporano pelli e pellicce lavorate di foca. Nell'Ue le foche sono uccise e scuoiate in Svezia, Finlandia e Regno Unito (Scozia) per ricavarne prodotti o a fini di disinfestazione. Nei paesi terzi la caccia è praticata soprattutto in Canada, Groenlandia, Namibia, Norvegia e Russia.
La Danimarca e l'Italia sono di gran lunga i due più grandi importatori di pelli da pellicceria gregge di foca destinate alla trasformazione o vendita sul mercato comunitario. La Danimarca le importa direttamente dal Canada e dalla Groenlandia, mentre l'Italia da Russia, Finlandia e Scozia.
Entro nove mesi dall' entrata in vigore del regolamento, gli Stati membri dovranno stabilire le sanzioni da applicare in caso di violazione delle sue disposizioni, e prendere tutti i provvedimenti necessari per la loro applicazione. Le sanzioni dovranno essere "effettive, proporzionate e dissuasive" e andranno notificate alla Commissione europea. Inoltre, due anni dopo l'entrata in vigore, e successivamente ogni quattro anni, gli Stati membri dovranno trasmettere alla Commissione una relazione in cui illustrano le azioni intraprese per attuare il regolamento. La Commissione presenterà un rapporto al Parlamento europeo e al Consiglio Ue sull'applicazione del regolamento entro i dodici mesi che seguono la fine di ogni periodo.

Loc MAZ

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martedì 5 maggio 2009

Ecomafia, business senza crisi



Ecomafia, business senza crisi
"Un affare da 20,5 miliardi"
Presentato il rapporto 2009 di Legambiente. Lo scorso anno 71 reati al giorno. Campania sempre maglia nera. Napolitano: "Migliora l'attività di contrasto e prevenzione"

ROMA - Un business di 20,5 miliardi di euro per 25.776 ecoreati accertati: quasi 71 al giorno, tre ogni ora. Circa la metà dei reati (più del 48%) si è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia). L'Ecomafia, assicura Legambiente nel suo rapporto 2009, non conosce la crisi.

Le cifre fanno impressione. Sono 31 i milioni di tonnellate i rifiuti speciali svaniti nel nulla, in pratica una montagna alta quasi quanto l'Etna. Crescono pure le aggressioni al patrimonio culturale, il racket degli animali e le agromafie. Aumenta però anche la capacità di contrasto delle forze dell'ordine.

Abusivismo. L'abusivismo edilizio non conosce tregua: 28 mila nuove case illegali e moltissimi reati urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio. E poi il saccheggio del patrimonio culturale, boschivo, idrico, agricolo e faunistico. "Il cemento - si legge nel rapporto - è il luogo ideale per riciclare i proventi dalle attività criminose e nel caso campano si tratta di proventi ingenti che si traducono in interi quartieri abusivi. Basti pensare che il 67% dei comuni campani sciolti per infiltrazione mafiosa, dal 1991 a oggi, lo sono stati proprio per abusivismo edilizio". In testa c'è la Campania con 1.267 infrazioni accertate, 1.685 denucniati e 625 sequestri. Segue la Calabria con 900 infrazioni, 923 persone denunciate e 319 sequestri. Continua la salita del Lazio, che quest'anno si piazza al terzo posto superando la Sicilia.

Campania infelix. La Campania è in vetta anche nella classfica dello smaltimento illegale con 573 infrazioni accertate (il 14,7% sul totale nazionale) e 63 arresti. Negli ultimi tre anni, si ipotizza siano stati smaltiti illegalmente in tutta la regione circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni genere. Ovvero 520 mila tir che hanno scaricato il loro contenuto nelle campagne napoletane, nell'entroterra salernitano, nelle discariche abusive del casertano, del beneventano e dell'avellinese. Al secondo posto c'è la Puglia con 355 infrazioni accertate, 416 denunce, 271 sequestri e 15 arresti. Terza la Calabria (293 infrazioni, 238 denunce, 567 sequestri), seguita dal Lazio con 291 reati, 358 denunce, 172 sequestri e ben 11 arresti. Al Nord il primato è del Piemonte.

Arresti. Dal dossier emerge la maggiore efficacia degli interventi repressivi da parte delle forze dell'ordine. Aumentano gli arresti, passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 (+13,3%) e i sequestri, dai 9.074 del 2007 ai 9.676 dello scorso anno (+6,6%). Diminuisce il numero di reati ambientali (dai 30.124 del 2007 ai 25.766 del 2008). Nel dettaglio il comando per la tutela ambientale dell'Arma dei carabinieri, nel 2008, ha arrestato 130 persone, 115 delle quale per reati relativi al ciclo dei rifiuti. Il maggior numero di infrazioni in materia di ambiente (il 56%) viene accertato dal Corpo forestale dello Stato e "molto intensa" è anche l'attività delle Capitanerie di porto. Cresce poi l'azione della Guardia di finanza con un aumento del 24,8% delle infrazioni accertate rispetto al 2007, come quella della Polizia di Stato, +13%, e dei Corpi forestali delle regioni e province a statuto speciale, +9,9%. Di grande rilievo il lavoro svolto dall'Agenzia delle dogane con 4.800 tonnellate di rifiuti sequestrate, a fronte di un quantitativo accertato sei volte superiore.

Traffico animali. Tre miliardi di euro. E' questo il giro d'affari delle zoomafie. Diminuiscono i combattimenti tra cani, mentre restano stabili le corse clandestine di cavalli. Dal rapporto, emerge anche una crescita del traffico di cuccioli venduti in clandestinità, con grossi quantitativi provenienti dai paesi dall'est Europa per un mercato dei cani di razza del valore di 300 milioni di euro all'anno. Infine il 70% della fauna vertebrata risulta minacciata dal bracconaggio, situazione che rischia di aggravarsi con la nuova legge sulla caccia in discussione in Parlamento.

Napolitano. "Constato con soddisfazione che il quadro dei risultati delle attività di prevenzione e repressione evidenzia un crescente coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali impegnati nella tutela delle risorse ambientali, nonché la valenza di nuove e più incisive strategie di indagine e di intervento che consentono di rilevare la presenza nel sottosuolo delle immissioni dei diversi elementi inquinanti", commenta il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Che definisce il rapporto "un prezioso strumento di approfondimento dei fenomeni della criminalità ambientale".

SPERIAMO ............

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