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venerdì 29 gennaio 2010

Diciamo basta a chi dà sempre la precedenza alle macchine .....

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PETIZIONE: Diciamo basta a chi dà sempre la precedenza alle macchine

Sabato 30 gennaio ore 10.30 - Ora (d')ARIA!

Ci uniamo alla manifestazione organizzata da "Ora (d')ARIA!", sabato 30 gennaio alle 10.30, davanti a Palazzo Marino, in Piazza della Scala per chiedere misure urgenti contro uno smog che uccide!

PER FIRMARE LA PETIZIONE QUESTO E' IL LINK

http://www.genitoriantismog.it/

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No Tav, violazioni segnalate al parlamento europeo .......

Chi c'e' dietro alla TAV



A fianco del Movimento NO TAV e di Luca,...


Dopo i gravissimi fatti di stamattina, con il violento assalto alla baita Clarea che ha messo in serio...

No Tav, violazioni segnalate al parlamento europeo

La solidarietà ai No-Tav è arrivata anche dai banchi del parlamento europeo. Gli euro deputati Gianni Vattimo e Sonia Alfano hanno segnalato in questi giorni al parlamento e alla commissione europea le violazioni dei diritti democratici da parte del governo italiano e degli enti locali piemontesi.

Caccia, il Wwf: «Gli italiani sono contrari»

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Caccia, il Wwf: «Gli italiani sono contrari»

Solo un italiano su dieci è favorevole alla caccia. Il maschio adulto italiano è fortemente contrario a imbracciare la doppietta, alle donne e ai giovani sparare agli animali pare un’inutile crudeltà. Un sondaggio commissionato a IPSOS dal WWF e altre associazioni a febbraio 2009 parlava chiaro: il 69 per cento degli interpellati è «fortemente contrario» alla caccia, il 10 per cento «favorevole», «neutrale» il 21 per cento.
«Del resto, nel paese i cacciatori rappresentano uno sparuto gruppo e il loro numero si è più che dimezzato dagli anni ‘70 passando da 1.800.000 a meno di 800.000. Sparuto ma ormai dotato di armi hi-tech come fucili semiautomatici, puntatori laser, ricetrasmittenti, mimetiche e in qualche caso, come denunciato dalle guardie venatorie del WWF, anche kalashnikov». «Solo qualche giorno fa – ricorda il WWF – le Nazioni Unite hanno inaugurato l’anno internazionale della biodiversità e i prossimi mesi dovrebbero anche in Italia essere dedicati alla salvaguardia della natura, bene preziosissimo che perdiamo a un ritmo impressionante – dichiara Gaetano Benedetto condirettore del WWF Italia – Il voto del Senato è nel segno opposto. Alza la palla per le elezioni regionali poiché consente credibilmente di fare promesse di estensione dei calendari venatori. Questo ovviamente senza tener conto della probabile risposta dell’Ue che, come già avvenuto in passato più volte, potrà aprire procedure di infrazione nei confronti del nostro Paese. Paese cui, come più volte abbiamo dimostrato, della caccia non importa granché». «E’ sufficiente un giro in rete – conclude l’associazione – per capire quanto ampio e ormai totalmente bipartisan sia il fronte del no alle doppiette: petizioni, blog, raccolte firme, moltiplicazione di appelli sui social network. Da ieri il blog aperto dal WWF sul proprio sito riceve centinaia di commenti in cui a gran voce si chiede di fermare una legge insensata che estenderebbe la stagione venatoria a dismisura e che gli italiani non vogliono».

Via a «caccia selvaggia», anche con i kalashnikov

«Solo un italiano su dieci è favorevole alla caccia. Il maschio adulto italiano è fortemente contrario a imbracciare la doppietta, alle donne e ai giovani sparare agli animali pare un’inutile crudeltà», dice il Wwf, che riporta i risultati di un sondaggio commissionato a Ipsos dal Wwf stesso e da altre associazioni. Il 69 per cento degli interpellati è «fortemente contrario» alla caccia, il 10 per cento è «favorevole», «neutrale» il 21 per cento. E il fatto che i cacciatori rappresentino solo uno sparuto gruppo è noto a tutti, ma i loro voti fanno comunque gola, in partioclare alla vigilia di elezioni regionali. «Il loro numero si è più che dimezzato dagli anni ’70 passando da un milione 800 mila a meno di 800 mila, ma ormai dotati di armi hi-tech come fucili semiautomatici, puntatori laser, ricetrasmittenti, mimetiche e in qualche caso,anche kalashnikov, come denunciato dalle nostre guardie venatorie», denuncia il Wwf.
E’ in questo contesto che ieri il senato ha approvato un emendamento al decreto milleproroghe, che allarga i limiti temporali e le specie da cacciare. Per questo le associazioni hanno inviato inviato un appello al governo e al parlamento, affinché il testo venga bocciato nel passaggio alla camera.
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BachecaWeb
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Nucleare, perché non si conoscono i siti prima delle elezioni .......

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Nucleare, perché non si conoscono i siti prima delle elezioni?

«Se il ministro Scajola è così convinto che la contrarietà al nucleare porti sfortuna, allora si misuri con il consenso dei cittadini e renda pubblica la lista dei siti della nuove centrali», dice l’assessore all’ambiente della Regione Lazio, Filiberto Zaratti [SeL], che aveva chiesto trasparenza a governo prima delle prossime elezioni regionali. Invece, dice Zaratti« ancora una volta il governo, senza numeri credibili, senza dati ragionevoli e concreti, senza il coraggio di comunicare i siti ai cittadini, insiste su una strada che avrà effetti pesanti sul Paese, e questo avviene usurpando i poteri delle Regioni in materia energetica e travalicando la Costituzione. A oggi lo stesso Scajola, che fa temerarie previsioni elettorali, non ha indicato né il sito definitivo delle scorie radioattive della passata avventura nucleare, terminata da più di vent’anni, né le localizzazioni delle centrali che sono già nelle mani, per sua stessa ammissione, dell’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti».

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OROSCOPO
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mercoledì 27 gennaio 2010

L'UCCISIONE DEI DELFINI CALDERONI PRESSO LE ISOLE FEROE ....





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OROSCOPO
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L'UCCISIONE DEI DELFINI CALDERONI PRESSO LE ISOLE FEROE

Questa è soltanto una piccola dimostrazione delle tante atrocità commesse dall'uomo di questo pianeta nei confronti dell'ambiente che lo circonda. Una depredazione senza limiti, senza senso, incomprensibile.

Ogni anno la popolazione delle isole Feroe pesca e si nutre di circa 1000 cetacei tra i 2 e i 5 metri di lunghezza. La carne dei “calderon” copre circa una quarta parte del consumo totale di carne in questa zona. A questa attività partecipano anche gli adolescenti per dimostrare così di entrare nell'età adulta. Ancora oggi si ripete ogni anno questo sanguinolento massacro di calderoni nelle Isole Feroe, territorio che appartiene alla Danimarca.
Speso avvengono degli scontri tra i pacifisti e gli abitanti di queste isole quando avviene la pesca delle balene, ma gli abitanti non capiscono perchè gente di tutto il mondo pensa che sia sbagliato quello che fanno. Dicono che è una tradizione molto antica e che la specie dei calderoni non è minacciata. Studi scientifici dimostrano che la popolazione dei calderoni è composta da circa 800.000 esemplari di balene.
In zoologia, un calderon (Globicephala melas o Globicephala macrorhynchus), è un cetaceo odontoceto, della famiglia dei delfini. E' conosciuto anche con il nome di globicefalo nero o balena piloto.

Può anche non sembrare vero, ma ancora oggi, ogni anno, ha luogo un brutale, dantesco massacro di sangue nelle isole Feroe, in Danimarca. Un paese che si suppone essere “civilizzato” e che fa parte dell'Unione Europea. Molte persone non sono a conoscenza di questo attentato contro la vita, contro la sensibilità, contro tutto.
I giovani “dimostrano”, attraverso questo rituale massacro di sangue, di essere diventati adulti. E' assolutamente incredibile che non si faccia niente per evitare questa barbarie che si commette contro il Calderones, una specie di delfino intelligentissimo che ha la particolarità di avvicinarsi alle persone per curiosità.

CONDIVIDETE! NON RESTIAMO INDIFFERENTI, FACCIAMOCI SENTIRE!!

Quando i delfini balena si avvicinano alle ISOLE FAR OER della DANIMARCA è un giorno di festa. Le scuole chiudono e i bambini si recano in spiaggia insieme ai genitori. La popolazione, vestita con i costumi tradizionali, si appresta a ricevere i cetacei.
I delfini balena arrivano in gruppi, molte femmine con i piccoli. Sono animali socievoli, curiosi e non hanno timore dell'uomo. E' il grande spettacolo di autunno per gli isolani. In motoscafo spingono le balene nelle baie dove l'acqua è poco profonda.
Quindi si avvicinano con fiocine di due chili e le piantano più volte nelle carni degli animali finchè non li hanno immobilizzati. I carnefici delle Far Oer possono allora estrarre i coltelli da 15 centimetri e tagliare grasso e carne viva per trapassare la spina dorsale. I piccoli danesi applaudono mentre le balene gridano. Non lo sapevate? Le balene gridano come gli esseri umani quando sono macellate. L'acqua acquista un bel colore rosso sangue. 2.000 balene sono trascinate sulla riva dai coraggiosi abitanti delle Far Oer per essere lasciate agonizzare. La maggior parte marcisce ed è ributtata a mare.
Il delfino balena è una specie protetta e non si conosce il numero di esemplari ancora esistente.
Invito i lettori del blog a non recarsi in vacanza nelle isole Far Oer o a comprare prodotti danesi fino a quando questo ignobille massacro durerà."
CLICCATE SUL SEGUENTE LINK ED INVIATE LA MAIL ( basta scrivere l'indirizzo di posta elettronica )

LA FONTE
http://www.beppegrillo.it/iniziative/whalesmassacre/


. Stop the whales massacre!

Free_Tibet
Scrivi alla regina di Danimarca ( 81452 email spedite )
Write to the Queen of Denmark ( 81452 emails sent )
Inserisci la tua e-mail

Diffondi l'iniziativa
Promote the initiative
Free Tibet
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Get the code:

Segnala ad un amico
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Vivere bene risparmiando ........





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Vivere bene risparmiando
In un periodo di crisi economica come quello che stiamo attraversando è importante imparare dei piccoli trucchi per risparmiare sul budget familiare, senza però fare troppe rinunce, ma migliorando il proprio rapporto con l’ambiente. Oltretutto lo scopo principale non è solo il risparmio, ma anche il recupero di una qualità di vita migliore. In questo articolo vogliamo darvi una serie di consigli che, se applicati, funzionano!


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OROSCOPO
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Non sprechiamo!
Riuscire a tagliare le spese domestiche può essere semplice, basta buon senso e attenzione, ma soprattutto abbandonare le cattive abitudini.


•Evitiamo di sprecare energia che non ci serve; spegniamo gli apparecchi in stand-by, le luci che non servono e usare gli elettrodomestici a pieno carico. Questi piccoli gesti alla fine del mese ci faranno risparmiare fino a 21,6 €.
•Abbassiamo di 1° il termostato, anziché sui 20° mettiamolo a 19°, e indossiamo un maglione in più. Riusciremo a risparmiare sulle spese di riscaldamento ben 7 € al mese.
•Impariamo ad usare meno detersivo, oltre ad inquinare meno compreremo meno detersivi. Per avere indumenti e stoviglie pulite basta una piccola quantità e non sono necessari litri di prodotto.
•Non usiamo piatti e bicchieri usa e getta che oltre ad inquinare moltissimo costano.



Meno automobile
Impariamo a cambiare le nostre brutte abitudini che incidono sulla qualità della vita, sull’ambiente e sul denaro. Siamo sicuri che l’automobile è sempre necessaria? Non esiste la possibilità di usare i mezzi pubblici, la bicicletta o i nostri piedi? Su un percorso di 8 km al giorno per 5 giorni lavorativi il risparmio arriva fino a 48 € al mese.

Conti correnti on line
Dove depositiamo i nostri risparmi? In un conto corrente ovviamente, ma se è on line è meglio. Si hanno meno spese annue, ed è comodo perché seguiamo le operazioni direttamente da casa, attraverso il computer. Qual è il conto corrente migliore per le nostre esigenze? Basta andare sul sito di Altroconsumo, registrarsi gratuitamente e accedere al servizio che ci fornirà utili indicazioni.

Le abitudini a tavola


•Sostituiamo l’acqua in bottiglia con quella del rubinetto;
•Facciamo il pane in casa e poi al massimo congeliamolo;
•Preferiamo i cibi sfusi e non quelli confezionati, risparmieremo parecchio;
•Latte e yogurt? Meglio quelli dei distributori automatici
•Evitiamo di fare ogni mattina colazione al bar, risparmieremo fino a 50 € al mese, e concediamocela solo una volta la settimana.

Teniamo un bilancio mensile
Dopo tutti questi consigli la regola fondamentale è tenere conto delle spese compiute; se vediamo con chiarezza dove vanno a finire i soldi è anche più facile tagliare le spese futili. Esser consapevoli è un vantaggio notevole, possiamo gestire l’economia domestica riducendo le spese superflue.



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BachecaWeb
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martedì 26 gennaio 2010

Perché sto con i No tav

Chi c'e' dietro alla TAV



A fianco del Movimento NO TAV e di Luca,...

Dopo i gravissimi fatti di stamattina, con il violento assalto alla baita Clarea che ha messo in serio...

Perché sto con i No tav

Livio Pepino Membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura ::

www.notav.eu


Quel che la gente della valle sente, sta scritto nella Costituzione, che pone, nell'interesse generale, limiti alla proprietà privata e all'attività economica anche pubblica, ma non al diritto alla salute, che è diritto assoluto. Il benessere di molti - se anche di questo si trattasse... - non può fondarsi sulla violazione del diritto alla salute di alcuni. E' un principio di diritto

Ancora una volta i media sembrano stupirsi perché gli «indiani della Val Susa» [uomini, donne, bambini, vecchi, famiglie intere] sono tornati a decine di migliaia nelle loro strade, nei loro prati, nelle loro piazze per dire no alla Tav. Come venti anni fa; come ogni volta in cui è stato necessario. Come allora e più di allora. Nonostante il passare degli anni e nonostante la discesa in campo in favore dell’Alta velocità del governo centrale, della Regione, della Provincia, del Comune di Torino, della maggioranza e della opposizione [con poche eccezioni], dei maggiori centri di potere economico, di tutta la grande stampa e via elencando [senza dimenticare gli interventi di polizia a tutela dell’«ordine pubblico»]. Eppure, sinora, Davide ha fermato Golia. È un fatto importante intorno a cui occorre creare consenso, aggregazione, mobilitazione ulteriore. Ci provo con una piccola riflessione [da piemontese di altre valli, valsusino di adozione].
La Val Susa è una valle bellissima che l’uomo ha gravemente ferito: nei luoghi dove dovrebbe iniziare il traforo ferroviario [di oltre 50 chilometri!] già corrono due strade nazionali, un’autostrada e una ferrovia, tutte destinate a restare anche in caso di realizzazione della Tav: pensate cosa vuol dire una valle [abbastanza stretta, com’è, in genere, delle valli] attraversata da cinque arterie di grande percorrenza. Aggiungo: questa valle è – secondo la denuncia del coordinamento dei medici di base che vi operano – tra le zone d’Italia con maggior concentrazione di tumori e di patologie connesse con l’amianto e l’uranio [presenti in misura significativa nelle montagne che si vorrebbero scavare].
No! i valsusini [e chi, per fortuna, sta con loro] non sono né luddisti contrari al progresso né marginali disinteressati allo sviluppo e al benessere del Paese. Sono gente di campagna [nella bassa valle] e di montagna [un po’ più in alto] che conosce la propria terra e sa che la natura, violentata, reagisce [Beppe Fenoglio, grande scrittore di Langa, commentando un’alluvione del Tanaro, dovuta agli interventi dell’uomo, scrisse come solo un poeta può dire: «e il fiume si arrabbiò e fu peggio dei tedeschi e dei fascisti!»].

Attenti, quel che la gente della valle oggi sente, sta scritto nella nostra Costituzione, che pone, nell’interesse generale, limiti alla proprietà privata e all’attività economica anche pubblica, ma non al diritto alla salute, che è diritto assoluto. Il benessere di molti – se anche di questo si trattasse… – non può fondarsi sulla violazione del diritto alla salute di alcuni. Non è una aspirazione politica, ma un principio di diritto, uno di quei principi che sta scritto in Costituzione ed è sottratto alla disponibilità delle maggioranze contingenti [sia detto a beneficio chi si sciacqua la bocca con il termine «legalità»…]. Certo, occorre accertare se davvero è in pericolo la salute [la vita] dei valsusini e dei loro figli. Ma, appunto, occorre accertarlo; e non dire, come hanno fatto sinora il governo e la regione: lo accerteremo, ma intanto cominciamo i lavori. Strana pretesa di dialogo quella di chi ha già deciso che l’opera si deve comunque fare e semplicemente vuole addolcire la pillola avvelenata! Il dialogo, se vuole essere tale, deve verificare anche la possibilità di uno scenario diverso, che tenga conto delle richieste di tutti gli interessai. E invece prevalgono l’arroganza e la predicazione ossessiva di una realtà virtuale che assai poco ha a che vedere con quella vera [«l’opera serve, non è sostituibile, sarà fonte di sviluppo…»].

Realtà virtuale, ho detto, e non a caso. La corrispondenza del progetto della Tav a un interesse generale [contrapposto a un preteso «egoismo particolare» dei valsusini] è, infatti, indimostrata: nella mancanza di alternative meno devastanti, nella effettiva utilità dell’opera una volta conclusa [fra qualche decennio e, dunque, in una situazione economica e in un sistema di trasporti assolutamente imprevedibile], nel rapporto costi/benefici, nella stessa disponibilità dei fondi necessari [nonostante l’allegra spensieratezza del ministro «competente» secondo il quale i soldi si trovano strada facendo…]. Su tutto questo i sostenitori del progetto di Alta velocità continuano a eludere un discorso serio. Anche per questo io sto con Davide.

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Brucia più a voi che a noi .........

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Brucia più a voi che a noi

Chiara Sasso


La manifestazione dei quarantamila No Tav in val di Susa, il flop di quella Sì Tav a Torino, e poi l'incendio doloso del presidio di Borgone. Cronaca da una valle mobilitata e non pacificata, schierata contro tutte le mafie.

E’ rimasta la stufa, al centro del presidio di Borgone raso al fuoco da un incendio più che doloso. Sembra smagrita nella sua forma bombata, generosa di ferraglia, ma ancora riconoscibile. Per cinque anni ha riscaldato quel luogo, a volte infeltrendo il bordo di giacche di chi per cercare il caldo l’abbracciava un po’ troppo. Era tornata citata nei discorsi proprio in questi giorni ripensando alle tante serate trascorse al presidio, non ci si rendeva conto che erano passati ben cinque anni. 22 giugno 2005, primo tentativo [respinto] di prendere possesso di quel terreno per poi trivellarlo per un sondaggio. Il giorno dopo la stessa scena si era ripetuta a Bruzolo e poi a Venaus. Tre luoghi simbolo dove erano nati tre presidi, all’inizio gazebo veloci, poi vere casette di legno, con cucina e tende alle finestre. Un luogo accogliente per superare il lungo inverno, per organizzare riunioni, feste. Al presidio di Borgone era stato consegnato il premio Bruno Carli al comune di Cassinetta di Lugagnano. Organizzate mostre di pittura, presentazione di libri, era venuto il mondo. Come negli altri due presidi. Impossibile ricordare tutto, ma tutto è servito a fare comunità, a stare bene insieme, a continuare a discutere, a leggere i giornali, a incazzarsi. Tutto è servito se dopo cinque anni il popolo No Tav ha dimostrato di essere «vivo» e ben presente con la manifestazione di sabato 23 gennaio, quarantamila persone che hanno sfidato una temperatura sottozero [meno cinque], e hanno marciato dal nuovo presidio dell’autoporto a Susa. Insieme, dopo infinite parole e storie, agli amministratori, presenti sindaci e tutta la giunta della comunità montana, compreso il presidente. Mancava Ferrentino [che ora aderisce a Sinistra Libertà] e non condivideva lo slogan della manifestazione contro «tutte le mafie», dice che non c’entra. Nello stesso giorno La Stampa riportava una intervista di Chiamparino: «Sono due, trecento in valle di Susa, non di più». Parole sante. Masticava male il giorno dopo, dai microfoni di un evento che avrebbe dovuto essere bypartisan con migliaia di persone per unire il Sì Tav e che invece si è rivelato molto ma molto ridimensionato, a partire dai compagni di viaggio [Lega e Pdl], che si sono sfilati e ciao chi si è visto. Masticava male il Chiampa e ammetteva: «Una grande manifestazione di una stretta minoranza». [Niente li fermerà] «Montanari imbizzarriti» sono stati chiamati i valsusini dal presidente della Provincia in una campagna stampa a dir poco aggressiva, violenta, per giorni e giorni. Il risultato è stato che famiglie, studenti, una marea di persone si sono riversate per strada, così tante che questa volta nessun giornale ha parlato di «anarco insurrezionalista» e tutti hanno dovuto ammettere che erano veri e non comparse e che la valle, sì, in effetti non era pacificata. Dopo giorni e giorni a saltare giù dal letto alle tre del mattino perché c’era sempre un allarme, una trivella che arrivava… la notte del sabato sera si pensava di dormire. E invece. Il presidio di Borgone raso al suolo. Un attentato in pieno stile mafioso [appunto], con scritte Sì Tav. C’erano già state alcune prove: sabato 16 gennaio, il presidio di Bruzolo aveva subìto un incendio quasi subito spento, la sera stessa una fiaccolata organizzata solo con sms di seimila persone aveva dato una risposta. Per questo alla manifestazione c’era uno striscione che diceva: «Brucia più a voi che a noi».



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venerdì 22 gennaio 2010

L'accordo di Copenhagen senza data di adesione

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Clima. L'accordo di Copenhagen senza data di adesione

Il presidente dell’accordo quadro Onu sul clima [Unfccc] Yvo De Boer ha spiegato a New York che il 31 gennaio, data di scadenza per i paesi che voglio aderire al cosiddetto «Accordo di Copenhagen» è in realtà una scadenza «flessibile» e non tassativa. Fino ad oggi, entro la fine di gennaio i paesi aderenti avrebbero dovuto mandare dati e numeri per quantificare, anche nella cornice estremamente lasca e vaga uscita dal vertice Onu sul clima tenuto a dicembre nella capitale danese, i propri impegni ed obiettivi. Già l’accordo non contiene alcun impegno vincolante, ora non è vincolante nemmeno la data di adesione.



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Non guardate i telegiornali. Venite a Susa

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Non guardate i telegiornali. Venite a Susa

Ezio Bertok


Meno di due settimane fa, alle porte di Susa, il primo presidio «No Tav /no sondaggi»: la valle gioca d’anticipo. Nei giorni successivi arrivano due trivelle e ad ogni arrivo nasce un nuovo presidio, e migliaia di persone scendono in piazza, invadono l’autostrada e bloccano i TGV.
Che fatica. E quanto freddo nelle ossa in queste notti gelide. Ma come sempre al crescere della fatica cresce la fiducia e l’entusiasmo: basta guardare quanta gente accorre a difendere la legalità, e osservare l’affanno di poliziotti e carabinieri impegnati a tutelare l’illegalità di sondaggi fantasma.
Che i sondaggi fossero una farsa lo sapevano tutti: solo fumo e niente arrosto nella speranza di fare fessa l’Europa che aveva promesso un finanziamento. Sul piano simbolico però non erano poca cosa e avevano una valenza politica rilevante: dovevano dimostrare che la strada era in discesa e la valle riappacificata. Ogni sondaggio avrebbe dovuto durare almeno due settimane…
E invece no. Sono arrivati di notte, prima dell’alba, e se ne sono andati la notte successiva per spostarsi un po’ più in là. Sono arrivati e se ne sono andati come ladri, e mentre le trivelle fingevano di bucare il terreno erano cinte d’assedio da un’intera valle. Nel frattempo una campagna mediatica forsennata parlava di un manipolo di irriducibili e illusi. Bugiardi.
Le trivelle se ne sono andate, o se ne stanno andando. Ora cercheranno di vendere tre improbabili buchi come indagini approfondite per raccogliere dati sulle falde acquifere. Hanno perfino inventato una manifestazione bipartisan Sì-Tav per domenica prossima: promettono che sarà una «grande» manifestazione ma per prudenza hanno prenotato solo una sala al centro congressi del Lingotto. Sono ladri e barano su tutto, senza pudore e senza vergogna. Ladri e bari bipartisan.
La Val di Susa invece non bara e gioca a carte scoperte, la manifestazione di sabato prossimo a Susa non è un azzardo, ma un risposta limpida promossa da chi sa che può contare sulle proprie ragioni. La valle sarà di nuovo protagonista, anche se i tg cercheranno di oscurarla. Non guardate i telegiornali: venite in tanti a vedere con i vostri occhi, la nostra resistenza è anche vostra. La difesa dei beni comuni passa anche dalla Val di Susa.


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OROSCOPO
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mercoledì 20 gennaio 2010

Sabato in Val di Susa

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Sabato in Val di Susa

Pierluigi Sullo

Pubblico la rubrica Cantieri sociali, in uscita su il manifesto del 21 gennaio.

Sarebbe grottesco, se non fosse un dramma. Immaginate un presidente di Regione, il sindaco della capitale di quella regione, il presidente della Provincia, tutti i media locali e nazionali [inclusa la Repubblica, all’opposizione di Berlusconi su tutto ma non su questo], tutti i partiti salvo minime eccezioni [domenica si farà una manifestazione «bipartisan», Pd e Pdl insieme], e poi un plenipotenziario «tecnico» che, ormai lasciato nudo dall’opposizione della Comunità montana, manda in giro camper per spiegare la cosa alla gente ma in realtà trivelle scortate da plotoni di poliziotti in assetto da combattimento per fare buchi a caso. Se non si fosse inteso, si parla di Alta velocità ferroviaria in Val di Susa, e dell’ipotesi di tracciato che l’Italia deve depositare a Bruxelles entro fine gennaio per non perdere certi finanziamenti. Il tracciato lo si improvvisa con quei metodi, fingendo di fare sondaggi e carotaggi allo scopo di accertare se qui o là si potrà scavare per costruire il famoso tunnel da 50 chilometri o giù di lì. Il tutto accompagnato dall’isteria dello «sviluppo» che deve procedere a tutti i costi, anche passando sui corpi dei valsusini, sui loro paesi, sul loro paesaggio già invaso da un paio di statali, una linea ferroviaria e un’autostrada. Cittadini che infatti reagiscono, come fanno da quindici anni, in modo civile e irremovibile: organizzando dibattiti e cortei [il più grande sarà sabato prossimo, chi può ci vada], creando presidi nei luoghi minacciati di carotaggio [uno dei quali è stato nottetempo incendiato da ignoti], occupando l’autostrada, se occorre, o una stazione [e le ferrovie bloccano tutti i treni].

Ci sono due cose sorprendenti, in questa vicenda. La prima è l’ottusa ostinazione con cui tutta la politica e tutte le istituzioni [e, spiace dirlo, la Cgil al completo salvo la Fiom] insistono sulla necessità dell’orrendo tunnel, che distruggerebbe la valle e non serve a nulla. E’ la stessa sordità a soluzioni alternative che spinge a fare un tunnel sotto Firenze, con costi enormi, pericoli altrettanto grandi e tempi lunghissimi, sempre per far correre la Tav. O che ha devastato l’Appennino tra Firenze e Bologna. Come se anche l’ultimo viaggiatore natalizio, o pendolare, non avesse capito benissimo, avendolo sperimentato, quanto il gigantesco spreco dell’Alta velocità abbia ammazzato le ferrovie di prossimità, quelle più utili alla vita di tutti, come la stessa Regione Piemonte dice con un certo furore alle Ferrovie. Ma che ci volete fare? L’idiozia ufficiale è tale che per abbassare le emissioni di CO2, dopo aver «incentivato» le automobili e rotto le scatole a un mucchio di gente con centrali fossili e rigassificatori, ora si ri-scopre il nucleare. Da cosa dipende questa ottusità? Da un misto di affarismo sfacciato e di ideologia paleo-industriale, con il corollario della convinzione che i media creino la realtà, alla quale i politici debbono poi adeguarsi, rafforzando così la convinzione dei media, e così via, in un circolo vizioso infinito. Questa è la storia dei «clandestini», per esempio.

L’altra cosa sorprendente sono la fermezza e l’intelligenza con la quale i valsusini riescono a opporsi, a manovrare quando occorre, a rafforzare i loro legami interni ed esterni. Si vedrà con ogni probabilità nella manifestazione di sabato quanti «chilometro zero» [nel senso dell’economia e nel senso della democrazia] arriveranno da tutto il paese, dalle città minacciate da basi militari, Ponti, autostrade e discariche. Eppure, non sono previsti, letteralmente non esistono nel vocabolario dei politici e nel panorama nazionale dipinto dai giornali. Che rabbia, per la signora Bresso o per l’ingegner Virano [il famoso «tecnico»] vedere che tutte le loro tattiche, dall’assorbire i sindaci al fare irruzione all’alba, falliscono sempre, checché ne scriva La Stampa, perché altri sindaci e presidenti di Comunità montana vengono eletti, e centinaia di persone appaiono magicamente davanti a trivelle e poliziotti. Non c’è dubbio che la Valle di Susa è la nostra Cochabamba. Nella città boliviana, dieci anni fa, un grande movimento di popolo strappò l’acqua dalle unghie di una multinazionale, dando inizio al movimento mondiale per l’acqua bene comune. In Val di Susa, rifiutando l’Alta velocità, si propone un’altra economia, una altro modo di vivere, una democrazia reale.


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OROSCOPO
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martedì 19 gennaio 2010

AZIONE CONTRO LE BUFALE NUCLEARI DI ENEL


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ROMA, 19 gennaio 2010 - Gli attivisti di Greenpeace sono saliti questa mattina sul Colosseo Quadrato allEur di Roma per dire STOP alla follia nucleare mentre di fronte a loro, nel palazzo di Confindustria, Enel imboniva le imprese italiane presentando cifre discutibili sullentità delle commesse per i lavori che riporterebbero lItalia al suo passato nucleare. Gli attivisti di Greenpeace hanno srotolato sulla facciata del Palazzo della Civiltà Italiana uno striscione di 300 metri quadrati con la scritta Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness, proprio mentre lincontro era in corso.
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IN AZIONE CONTRO LE BUFALE NUCLEARI DI ENEL



era ancora buio quando questa mattina i nostri climber sono saliti sul “Colosseo Quadrato” di Roma. Alle 8.30 hanno srotolato il banner di 300 metri quadri con la scritta “Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness". È un messaggio indirizzato alle imprese italiane riunite proprio di fronte nel palazzo di Confindustria, dove Enel ha presentato il nucleare come un ottimo investimento.

Il nucleare è un affare francese. Non certo per la nostra economia! Enel cerca di imbonire le imprese italiane promettendo che il 70% degli investimenti per la costruzione di quattro reattori nucleari EPR sarà nella parte non nucleare (dunque non coperta da brevetti francesi) per un controvalore di circa 12 miliardi di euro.

Secondo l’azienda elettrica francese EDF - alleata di Enel nel riportare il nucleare in Italia - risulta, invece, che gli investimenti nelle parti non convenzionali degli impianti EPR, ovvero le uniche che potrebbero riguardare le imprese italiane, non superano il 40% degli investimenti totali.

Per fortuna quello che Enel non dice, lo dicono altri: EDF, STUK, Citigroup, AREVA. Nella nostra analisi “Bufale nucleari” abbiamo analizzato dichiarazioni e cifre degli operatori più competenti nel settore che fanno uscire allo scoperto tutte le bugie di Enel.

Sicuramente Enel continuerà la sua propaganda nucleare, ma l'esperienza degli unici due EPR in costruzione, in Finlandia e in Francia, ha già ampiamente dimostrato che per questo tipo di impianti ritardi, problemi nella sicurezza e costi fuori controllo non sono un rischio ma una regola. È quello che oggi abbiamo ricordato alle imprese italiane. Continueremo a farlo.

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BachecaWeb
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giovedì 14 gennaio 2010

Sulle ali del vento ...

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Sulle ali del vento



Domenica 8 novembre è stato record in Spagna: le turbine eoliche hanno accumulato il 53 percento della produzione energetica nazionale

Più della metà dell'energia prodotta in Spagna domenica 8 novembre è stata di orgine eolica. Un vero e proprio record, raggiunto in sole cinque ore e venti minuti, quando l'alba faceva capolino sulle terre iberiche.
Il dato stupisce ancora di più se si pensa che domenica mattina sono stati prodotti 11.500 megawatt, una cifra equivalente a quella che forniscono 11 impianti nucleari. Il primato registrato dall'energia eolica spagnola deriva in gran parte anche dalla politica energetica, che Madrid ha centrato proprio sulla differenziazione delle fonti di produzione: il 13 percento del totale è di origine eolica, fra il 9 e il 10 percento viene dall'idraulica e il 2,5 percento dall'energia solare.

La capacità produttiva degli impianti eolici può arrivare fino a 17.700 megawatt, un risultato oltre dieci volte superiore a quanto si registrava nel 1999, mentre l'obbiettivo fissato dal governo parla di arrivare a una capacità di 40.000 megawatt nel 2040.

La notizia, riportata dal quotidiano spagnolo El Pais e ripresa da altri mezzi di informazione internazionali, racconta anche della capacità di trasporto dell'energia eolica. La Spagna esporta continuamente verso il Portogallo, la Francia e, con due cavi sottomarini, verso il Marocco.
Un fenomeno reso possibile anche dall'alto grado di integrazione energetica, che riesce a far fruttare anche la grande disparità di rendimento delle energie rinnovabili, soggette ai fattori climatici. La 'rete' spagnola è una delle più efficienti nel panorama mondiale proprio nella possibilità di distribuire i surplus di energia sia in momenti di sovraproduzione, sia nelle giornate di poco vento quando la produzione tocca i valori minimi.


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giovedì 7 gennaio 2010

I profitti della caccia alle balene

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I profitti della caccia alle balene
Ha fatto il giro del mondo la foto dell’avveniristico trimarano in dotazione all’associazione ambientalista Sea Sheperd Conservation Society, speronato e affondato dalla nave «sentinella» della flotta baleniera giapponese in Antartide. A parte la spettacolarità dell’azione, resta il problema della mattanza di balene operata dai giapponesi con il pretesto della ricerca scientifica. Nell’arco di un paio di mesi, il Giappone uccide più di mille cetacei ogni anno, la cui carne finisce inevitabilmente sulle tavole e nei ristoranti nipponici, venduta a caro prezzo e con enormi profitti.

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Traffico di rifiuti pericolosi in Calabria

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Traffico di rifiuti pericolosi in Calabria
Sono 166 gli indagati nell’operazione «Acciaio sporco», condotta dal Nucleo operativo ecologico carabinieri di Catanzaro e coordinata dalla procura di Lamezia Terme, che farebbero parte di una vera e propria organizzazione finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali anche pericolosi. Al centro dei traffici, che interesserebbero anche la Campania, ci sarebbe l’impresa locale di Francesco Palmieri, a cui si sarebbero rivolte non solo un centinaio di imprese, ma anche enti pubblici.


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