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domenica 31 luglio 2011

PC: Napoli risorge attraverso Facebook







Napoli risorge attraverso Facebook




. Jibtel .


Il nome la dice lunga: si chiama “CleaNap Piazza Pulita” ed è una pagina di Facebook con più di 8.000 iscritti. Ogni 10 giorni circa, gruppi di giovani napoletani armati di sacchi e scope, si danno appuntamento in una piazza o in una via. E la ripuliscono da cima a fondo.




PC: Napoli risorge attraverso Facebook: "Napoli risorge attraverso Facebook . . Il nome la dice lunga: si chiama “CleaNap Piazza Pulita” ed è una pagina di Facebook c..."




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martedì 26 luglio 2011

Rivoluzione fotovoltaica in Giappone



Rivoluzione fotovoltaica in Giappone

Entro il 2030 fotovoltaico su tutte le nuove case





Non si può pensare che il gravissimo incidente alla centrale nucleare di Fukushima, avvenuto in Giappone nel marzo scorso a seguito del sisma devastante e dello tsunami che si sono abbattuti sul Paese, non abbia giocato un suo ruolo nell’accelerare l’orientamento del governo nipponico verso la ricerca di alternative al nucleare, guardando alle energie rinnovabili.

Ma, appunto, si è trattato di un’accelerazione impressa a un processo di parziale e progressivo affrancamento dal nucleare già innescatosi in Giappone sin dal 2009, quando furono varati i primi incentivi per incoraggiare la popolazione a installare pannelli fotovoltaici  nelle nuove abitazioni. Incentivi che, sotto forma di sconti fiscali, vanno a riguardare sia i produttori sia gli acquirenti, determinando così una riduzione del prezzo finale dei pannelli che potrebbe addirittura arrivare ad attestarsi intorno al 50%.

Considerata anche la densità di popolazione del Paese, 130 milioni di abitanti, stiamo parlando di quella che a buon diritto si potrebbe definire una vera e propria “rivoluzione energetica”.

Il premier Naoto Kan ha affrontato esplicitamente l’argomento al recente G8 tenutosi in Francia, riponendo l’accento su un tema già scottante non solo per il suo Paese, ma per l’intera comunità internazionale, che dopo Fukushima non ha potuto evitare di tornare a interrogarsi sulla questione del nucleare.

In particolare, il governo giapponese si è dato l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 la produzione di 1,4 GWh di energia da fotovoltaico e 5,6 GWh entro il 2030. Questo, peraltro, all’interno di un piano più generale di riduzione, entro il 2050, delle emissioni di gas serra del 60% circa rispetto a oggi.

In particolare, grazie agli incentivi di cui si è detto, si prevede di riuscire entro il 2020 a dotare di impianti fotovoltaici l’80% delle nuove case, arrivando al 100% entro il 2030. Il progetto, denominato Eastern Japan solar belt, si pone un obbiettivo non da poco, considerate anche le enormi difficoltà provocate dal terremoto soprattutto in alcune aree del Paese e le ripercussioni fortemente negative che esso ha inevitabilmente avuto sulle sue economie. Inoltre, va tenuto presente che oggi in Giappone le fonti rinnovabili producono solo il 10% dell’energia elettrica domestica, gran parte della quale è di origine idroelettrica. Fotovoltaico e eolico non generano che l’1% sul totale. Prima dell’incidente dell’11 marzo a Fukushima il nucleare giapponese forniva circa il 30% della produzione elettrica, e nei piani energetici del paese asiatico questa quota doveva salire al 50% entro il 2030.

Ma quanto avvenuto ha determinato una decisa inversione di rotta nelle strategie energetiche del Paese del Sol Levante, che, come Kan ha chiarito nel corso del G8, investirà molte risorse per ridurre i costi di generazione dell’elettricità solare: entro il 2020 a un terzo degli attuali livelli e a un sesto entro il 2030. Un obbiettivo, quest’ultimo, che inizialmente era previsto per il 2040! La sfida dunque non è da poco, ma occorre considerare che l’impegno del Paese e della sua comunità scientifica in questo senso ha avuto inizio già dalla fine degli anni Novanta: dal 1998, 130 ricercatori sono allocati solo a questo progetto, e il mese scorso i ministri giapponesi della scienza e dell’economia hanno iniziato la selezione delle aziende partecipanti, che andranno a costituire un consorzio.

Molti grossi investitori e aziende si sono già dichiarati disposti ad impiegare fondi cospicui per iniziare a lavorare sul recupero delle aree più colpite dalla catastrofe di marzo. Fra questi, spicca l’amministratore delegato della società di telecomunicazioni Softbank, Masayoshi Son, il quale ha già annunciato la realizzazione di dieci nuovi impianti fotovoltaici proprio nelle aree colpite dal sisma, e la disponibilità ad investire ben 97 milioni di dollari per sostenere l’“Eastern Japan solar belt“, a cui si aggiungeranno altri fondi provenienti da amministrazioni locali e banche. La speranza di Son è che la sua iniziativa serva a orientare verso le rinnovabili tutta la politica energetica nazionale.

Questa potrebbe davvero rappresentare per il Giappone una mossa vincente anche per uscire dalle gravi difficoltà finanziarie determinate dal terremoto. Sono infatti le associazioni ambientaliste a rimarcare, attraverso i loro monitoraggi sui cosiddetti “green jobs”, che la costruzione e installazione di un gran numero di pannelli fotovoltaici costituisce sempre per l'economia un ottimo fattore di spinta quanto a occupazione e reddito generato. Inoltre, l'annuncio del Giappone potrebbe anche imprimere ulteriore slancio alle iniziative di lotta al cambiamento climatico già prese da alcune nazioni, quali la Germania e la Gran Bretagna (che si è recentemente distinta con la recente, decisa presa di posizione del premier David Cameron, il quale ha ribadito l’obbiettivo della riduzione del 50% delle emissioni di gas serra entro il 2025).

Naturalmente, un progetto vasto e ambizioso come quello giapponese abbisognerà di uno sviluppo parallelo di tecnologie, così da abbassare i costi e aumentare le prestazioni delle celle fotovoltaiche, a oggi ancora troppo basse.

E va anche detto che non ci si sta muovendo solo in direzione dell’adozione massificata del fotovoltaico a livello individuale. C’è infatti anche in atto una ricerca dell’Agenzia Spaziale Giapponese per riuscire, entro il 2030, a raccogliere energia solare nello spazio attraverso mega pannelli solari di una grandezza complessiva stimata in 4 km quadrati collocati in orbita geostazionaria, per poi trasmetterla sulla terra attraverso fasci di microonde raccolti da gigantesche antenne paraboliche posizionate in mare o in zone lontane dallo sviluppo urbano. È il progetto Space Solar Power System (SSPS), al quale lavorerà l’Institute for Unmanned Space Experiment Free Flyer, che includerà tra le altre Mitsubishi Electric, NEC, Fujitsu e Sharp, con un primo step sperimentale già tra qualche anno: Tatsuhito Fujita, uno dei ricercatori che segue il progetto, ha infatti dichiarato che in tempi relativamente brevi un satellite per i test di trasmissione a microonde verrà messo in orbita da una missione giapponese.

La profonda convinzione del team di ricercatori della Mitsubishi Heavy Industries, uno dei membri del team di ricerca, è che “L'energia solare è una fonte inesauribile e pulita, e questo sistema sarà in grado di risolvere tutti i problemi energetici e buona parte di quelli ambientali".

E dato l’altissimo profilo delle loro competenze, c’è non solo da credergli, ma da sperare che i primi test diano risultati tali da incoraggiare anche i nostri Paesi a imboccare con maggior decisione la strada delle energie alternative.

www.architetturaecosostenibile.it

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domenica 24 luglio 2011

BLOG DI CIPIRI: L'Europa sta per cancellare i fondi per il ponte d...

BLOG DI CIPIRI: L'Europa sta per cancellare i fondi per il ponte d...: "L'Europa sta per cancellare i fondi per il ponte di Messina , Buttati 250 milioni di euro . . Dopo aver annunciato tagli agl..."

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sabato 23 luglio 2011

ENERGIAINFINITA: ENERGIA SOLARE

ENERGIAINFINITA: ENERGIA SOLARE: "Risorse globali di energia solare. I colori sulla mappa indicano l'energia media che raggiunge la terra, in un periodo di tre anni dal 199..."


ENERGIA SOLARE

Risorse globali di energia solare. I colori sulla mappa indicano l'energia media che raggiunge la terra, in un periodo di tre anni dal 1991 al 1993 (24 ore al giorno, tenendo conto anche della copertura nuvolosa indicata dai satelliti meteorologici). La scala è in watt per metro quadrato. L'area necessaria per fornire l'energia equivalente alla richiesta primaria di energia attuale è indicata dai dischetti scuri.
Insolazione in Italia
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L' energia solare è la fonte primaria di energia sulla Terra che rende possibile la vita e da cui derivano più o meno direttamente quasi tutte le altre fonti energetiche disponibili all'uomo quali i combustibili fossili, l'energia eolica, l'energia del moto ondoso, l'energia idroelettrica, l'energia da biomassa con le sole eccezioni dell'energia nucleare, dell'energia geotermica e dell'energia delle maree.


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venerdì 22 luglio 2011

I ghiacci artici fondono, gli orsi polari...

I ghiacci artici fondono

gli orsi polari devono nuotare più a lungo

e i cuccioli annegano



Gli orsi polari sono nuotatori nati, ma a causa dei cambiamento climatici nell’Artico c’è sempre meno ghiaccio, e devono nuotare sempre più a lungo per raggiungere la solida banchisa sulla quale danno la caccia alle foche.
I cuccioli spesso non ce la fanno. Su 11 madri tenute sotto controllo attraverso il radiocollare e il Gps, 5 hanno perso i cuccioli mentre percorrevano lunghi tratti a nuoto con loro. E un esemplare ha nuotato ininterrottamente per la bellezza di 690 chilometri: la distanza fra Roma e Torino.
Sono i risultati di uno studio condotto dal Wwf e dal Servizio geologico degli Stati Uniti.
Il quadro di fondo è noto. Negli ultimi 10 anni i ghiacci artici si sono sensibilmente ridotti rispetto all’estensione che raggiungevano nel periodo 2000-1979 (quando sono iniziate le misurazioni satellitari); nelle ultime estati il ghiaccio ha coperto un’estensione solo di poco superiore a quelle del 2007, l’anno della fusione record, e questo luglio 2011, per inciso, segna il minimo storico per il mese.
Fra il 2004 e il 2009, i ricercatori hanno seguito col radiocollare 68 orse, misurandone gli spostamenti a nuoto superiori ai 50 chilometri consecutivi. Ai maschi è impossibile applicare il radiocollare, dal momento che hanno il muso più piccolo rispetto ai muscoli del collo.
Venti delle 68 orse hanno dovuto affrontare, complessivamente, 50 lunghi tragitti a nuoto, rimanendo in acqua anche fino a 12 giorni consecutivi, per andare da una zona con ghiaccio debole a una con ghiaccio solido, o alla terraferma. Col passare degli anni, la lunghezza dei tratti coperti a nuoto è aumentata.
Gli orsi polari nuotano bene: ma nuotare è per loro più faticoso che spostarsi sulla terraferma. Non hanno narici in grado di chiudersi ermeticamente: quando il mare è grosso rischiano di inspirare acqua. Vale soprattutto per i cuccioli, meno robusti e che in più vanno facilmente incontro all’ipotermia.
Delle 20 orse nuotatrici, 11 avevano con sè i cuccioli. Cinque orse li hanno persi durante le traversate: dunque il 45% dei piccoli non è sopravvissuto ai lunghi tratti in mare. Di contro, è morto solo il 18% dei cuccioli che non sono stati obbligati ad affrontare lunghi tratti a nuoto.

http://blogeko.iljournal.it

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martedì 19 luglio 2011

BLOG DI CIPIRI: Una maratona sul Web per ricordare Falcone e Borse...

Una maratona sul Web per ricordare Falcone e Borsellino




Una maratona sul Web per ricordare Falcone e Borsellino. Ed è proprio Rita Borsellino, sorella di Paolo, il magistrato ucciso dalla mafia, a ricordare come “il nostro grido di allarme e dolore è stato raccolto da qualcuno e ignorato da troppi. E il silenzio, la solitudine, l'indifferenza sono ancora i nemici peggiori di magistrati e cittadini impegnati per la legalità”.



BLOG DI CIPIRI: Una maratona sul Web per ricordare Falcone e Borse...: "Una maratona sul Web per ricordare Falcone e Borsellino. Ed è proprio Rita Borsellino, sorella di Paolo, il magistrato ucciso dalla mafi..."




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lunedì 18 luglio 2011

PC: I segreti della casta di Montecitorio

I segreti della casta di Montecitorio


I segreti della casta di Montecitorio

http://isegretidellacasta.blogspot.com/

Il precario arrabbiato

che spaventa la Casta

Ha un blog e una pagina Facebook, promette di rivelare tutti i privilegi dei parlamentari. E intorno a lui crescono le adesioni





PC: I segreti della casta di Montecitorio: "I segreti della casta di Montecitorio http://isegretidellacasta.blogspot.com/ Il precario arrabbiato che spaventa la Casta Ha un..."

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giovedì 14 luglio 2011

BLOG DI CIPIRI: Scrivi subito il tuo nome sulla nuova Rainbow Warr...

BLOG DI CIPIRI: Scrivi subito il tuo nome sulla nuova Rainbow Warr...: "Scrivi subito il tuo nome sulla nuova Rainbow Warrior , il tuo sostegno ci aiuterà a portare avanti le nostre azioni contro il nuclear..."


Kumi Naidoo
Direttore Esecutivo
Greenpeace International

P S La Rainbow Warrior è un simbolo di ciò che si può ottenere quando si agisce insieme per cambiare il mondo. In un'epoca in cui proteggere il nostro pianeta è cruciale, il tuo sostegno è fondamentale. Se hai già donato, ti ringrazio!


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sabato 9 luglio 2011

Mercalli , il flop dell’inutile Torino-Lione


Mercalli 

i numeri svelano il flop dell’inutile Torino-Lione

-Le grandi opere non le vuole più nessuno, salvo chi le costruisce e la politica bipartisan che le sponsorizza con pubblico denaro. Dell’inutilità del Ponte sullo Stretto non vale più la pena di parlare, e dell’affaruccio miliardario delle centrali nucleari ci siamo forse sbarazzati con il referendum. Prendiamo invece il caso Tav Val di Susa. Su cosa sta succedendo in questi giorni in Piemonte, sulla repressione, vi consigliamo la lettura di “Piove sulla Valle di Susa” di Claudio Giorno scritto per il sito “Democrazia Km Zero”. Per i promotori si tratterebbe di un progetto “strategico”, del quale l’Italia non può fare a meno; sembra che senza quel supertunnel ferroviario di oltre 50 km di lunghezza sotto le Alpi, l’Italia sia destinata a un declino epocale, tagliata fuori dall’Europa.
Chiacchiere senza un solo numero a supporto: è da vent’anni che le ripetono e mai abbiamo visto supermercati vuoti perché mancava quel buco. I Alberto Perino, leader No-Tav, e il treno Tgvnumeri invece li hanno ben chiari i cittadini della Valsusa che costituiscono un modello di democrazia partecipata operante da decenni, decine di migliaia di persone, lavoratori, pubblici amministratori, imprenditori, docenti, studenti e pensionati, in una parola il movimento “No Tav”, spesso dipinto come minoranza facinorosa, retrograda e nemica del progresso. Numeri che l’Osservatorio tecnico sul Tav presieduto dall’architetto Mario Virano si rifiuta tenacemente di discutere. Proviamo qui a metterne in luce qualcuno.
Il primo assunto secondo il quale le merci dovrebbero spostarsi dalla gomma alla rotaia è di natura ambientale: il trasporto ferroviario, pur meno versatile di quello stradale, inquina meno. Il che è vero solo allorché si utilizza e si migliora una rete esistente. Se invece si progetta un’opera colossale, con oltre 70 chilometri di gallerie, dieci anni di cantiere, decine di migliaia di viaggi di camion, materiali di scavo da smaltire, talpe perforatrici, migliaia di tonnellate di ferro e calcestruzzo, oltre all’energia necessaria per farla poi funzionare, si scopre che il consumo di materie prime ed energia, nonché relative emissioni, è così elevato da vanificare l’ipotetico guadagno del parziale trasferimento merci da gomma a rotaia. I Claudio Giornocalcoli sono stati fatti dall’Università di Siena e dall’Università della California. In sostanza la cura è peggio del male.
Veniamo ora all’essere tagliati fuori dall’Europa: detto così sembra che la Val di Susa sia un’insuperabile barriera orografica, invece è già percorsa dalla linea ferroviaria internazionale a doppio binario che utilizza il tunnel del Fréjus, ancora perfettamente operativo dopo 140 anni, affiancato peraltro al tunnel autostradale. Questa ferrovia è attualmente molto sottoutilizzata rispetto alle sue capacità di trasporto merci e passeggeri; sarebbe dunque logico, prima di progettare opere faraoniche, utilizzare al meglio l’infrastruttura esistente.
“Lyon-Turin Ferroviarie”, a sostegno della proposta di nuova linea, ipotizza che il volume dell’interscambio di merci e persone attraverso la frontiera cresca senza limiti nei prossimi decenni. Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino dimostra che «assunzioni e conclusioni di questo tipo sono del tutto infondate». I dati degli ultimi anni lungo l’asse Francia-Italia smentiscono infatti questo scenario: il transito merci è in calo e non ha ragione di esplodere in futuro. Un rapporto della “Direction des Ponts et Chaussées” francese, predisposto per un audit all’Assemblea Nazionale nel 2003, imponente corteo No-Tavafferma che riguardo al trasferimento modale tra gomma e rotaia, la Lione-Torino sarà ininfluente.
E ora i costi di realizzazione a carico del governo italiano: 12-13 miliardi di euro, che considerando gli interessi sul decennio di cantiere portano il costo totale prima dell’entrata in servizio dell’opera a 16-17 miliardi di euro. Ma il bello è che anche quando funzionerà, la linea non sarà assolutamente in grado di ripagarsi e diventerà fonte di continua passività, trasformandosi per i cittadini in un cappio fiscale.
Ho qui sintetizzato una minima parte dei dati che riempiono decine di studi rigorosi, incluse le recenti 140 pagine di osservazioni della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone, dati sui quali si rifiuta sempre il confronto, adducendo banalità da comizio tipo “i cantieri porteranno lavoro”. Ma suvvia, ci sono tanti lavori più utili da fare! Piccole opere capillari di manutenzione delle infrastrutture italiane esistenti, ferrovie, acquedotti, ospedali, protezione idrogeologica, riqualificazione energetica degli edifici, energie rinnovabili. Non abbiamo bisogno di scavare buchi Luca Mercallinelle montagne che a loro volta ne provocheranno altri nelle casse statali, altro che opera strategica!
Seguendo lo stesso criterio, anche l’Expo 2015 di Milano sarebbe semplicemente da non fare, chiuso il discorso. Sono eventi che andavano bene cent’anni fa. Se oggi in Italia tanti comitati si stanno organizzando per dire “no” alle grandi opere e per difendere i beni comuni e gli interessi del Paese, non è per sindrome Nimby (non nel mio cortile), bensì perché, come ho scritto nel mio “Prepariamoci” (Chiarelettere), per troppo tempo si sono detti dei “sì” che hanno devastato il paesaggio e minato la nostra salute fisica e mentale.
(Luca Mercalli, “Flop ad alta velocità, i numeri che nessuno vuol sentirsi dire”, da “Altracittà”, ripreso dal sito No-Tav).

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Tav, basta menzogne , anche i francesi sono fermi








Tav
basta menzogne
anche i francesi sono fermi



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«La valle di Susa non è un luogo di montanari retrogradi ma è probabilmente uno dei più avanzati laboratori sociali d’Europa». Lo afferma il climatologo Luca Mercalli, volto televisivo accanto a Fazio e da sempre attivista No-Tav. Mercalli parla come «cittadino frustrato dalla sequenza di menzogne» in circolazione e «dal fallimento della politica» che, Pd in testa, spaccia miserabili frottole quotidiane e cede il passo ai lacrimogeni, dopo aver dichiarato che i 70.000 in corteo a Chiomonte il 3 luglio erano appena «settemila o addirittura tremila», per non parlare dei fantomatici “black bloc” stranieri a cui la polizia darebbe la caccia ma che a Chiomonte nessuno ha visto.

«Va bene, ci sarà stato qualche centinaio di piantagrane», ammette Mercalli, «ma questo cosa c’entra con il nocciolo della questione, ovvero l’utilità o Luca Mercalli meno della linea Torino-Lione? Per favore, qui la gente è esasperata, le notizie sulle sassaiole provenienti da alcuni elementi non devono offuscare le pressanti istanze dei cittadini in protesta dignitosa e civile». Se quei pochi che lanciavano pietre sono diventati la notizia dominante, allora siamo di fronte a un caso di “verità avvelenata”, per citare il saggio della filosofa Franca D’Agostini (Bollati Boringhieri). La valle che protesta, aggiunge Mercalli sul “Fatto Quotidiano”, è fatta di lavoratori, famiglie, studenti e pensionati, cui si sono aggiunti «elementi di spicco della ricerca scientifica e umanistica delle nostre Università», in piena sintonia con l’Italia «frustrata dalle lotte per la difesa dei beni comuni e indignata per il muro di gomma della politica che rifiuta tenacemente il confronto sulle ragioni tecniche dell’opera e che con dichiarazioni irresponsabili semina profondo malcontento».

I buonisti della democrazia, aggiunge Mercalli, seguitano a mentire spudoratamente, come un disco rotto, cercando di imporre lo stato di fatto senza uno straccio di prova a sostegno della Torino-Lione. «Stiamo parlando di un collegamento che dall’altra parte del monte, in Francia, è già stato fatto», mente clamorosamente il sindaco Pd di Firenze, Matteo Renzi: «Tre discenderie, hanno fatto a Modane: sono tre pozzi esplorativi per vedere com’è la roccia, non c’è uno straccio di tunnel nemmeno in Francia», replica Mercalli. «Ma pensate che se fosse così i francesi starebbero zitti? La portaerei Charles de Gaulle incrocerebbe già a Savona con i missili puntati su Chiomonte». La verità? I francesi tacciono perché anche loro attendono soldi che non ci sono, visto che nel cronoprogramma della Lyon Turin Ferroviaire è scritto che i lavori sul versante francese riprenderebbero solo Giovani No-Tav si oppongono alla polizia a Chiomontenel 2023 da Lione per arrivare infine al tunnel di base Italia-Francia soltanto nel lontano 2035.

Intanto Chiamparino non si fa scrupoli e gongola: «Lo Stato italiano, se vuole, c’è. Lo ha dimostrato con la mite determinazione messa in campo per sgomberare i blocchi con cui si voleva impedire l’avvio dei cantieri». In val Susa lo Stato s’è visto eccome, «con miti manganelli e miti lacrimogeni», protesta Mercalli, mentre «non c’è per tutto il resto del Paese, dai rifiuti agli ospedali, dalla scuola alle ferrovie esistenti». Un consiglio all’ex sindaco di Torino? Si faccia da parte e lasci il futuro a chi lo vivrà. Cercando, se possibile, di farla finita con la fiaba della Torino-Lione: vorrebbero farci fare la fine di Pinocchio, dice Mercalli, quando – raggirato dal Gatto e la Volpe – sotterra i quattro zecchini d’oro e va ad aspettare che cresca l’albero nel paese di Acchiappacitrulli. «Le fiabe sono così belle perché raccontano che attraverso un sol buco nella roccia come per magia arriveranno lavoro (con silicosi), ricchezza (per chi venderà cemento e tondini), stili di vita da civile Europa (per chi tra 15 anni lo percorrerà emigrando), modernità (ma è Internet la modernità, è il pannello fotovoltaico!), progresso (che consiste nella percezione del limite alla crescita infinita)».


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mercoledì 6 luglio 2011

Cosa sta succedendo a Los Alamos, Ft. Calhoun e Fukushima



Ma cosa sta davvero succedendo a Los Alamos, 

Ft. Calhoun e Fukushima


Scritto da The American Dream



Silenzio atomico: se di Fukushima si parla sempre meno, della situazione critica nelle centrali americane non si parla per niente Ci sono milioni di americani che vorrebbero la verità su quello che sta accadendo ai nostri impianti nucleari, ma i media mainstream rimangono stranamente tranquilli. In alternativa questi media pubblicano titoli di testa come “Vi diciamo quali sono le 10 spiagge più sporche degli Stati Uniti” e “La lap dance ferma il freddo di Times Square”. Esatto, questi sono i titoli di testa che sono apparsi sulle prime pagine dei siti dei maggior notiziari mainstream oggi negli Stati Uniti. Tristemente, devi andare a scavare per trovare qualcosa sui problemi che stanno avvenendo in questo momento alle centrali nucleari negli Stati Uniti e i media mainstream sembrano essere diventati molto stanchi di parlare di Fukushima.
È come se questi media preferissero parlare di cose senza importanza invece di focalizzarsi sugli eventi veramente importanti che si verificano intorno a noi.
È chiaro, molti di noi non sono esperti del nucleare, ma quando uno dei nostri impianti è completamente circondato dalle acque alluvionali e un altro è stato seriamente minacciato da un incendio in piena regola abbiamo diritto di essere preoccupati.
Tristemente, la copertura offerta dai media mainstream è stata così scarsa che la maggioranza degli americani non sa neppure che ci sono dei problemi a Los Alamos e a Ft. Calhoun. La gran parte degli americani non è riuscita a comprendere quanto serio sia stato il disastro di Fukushima.
Diamo un’occhiata da vicino a quello che sta accadendo ultimamente a Los Alamos, Ft. Calhoun e a Fukushima…
Los Alamos
Un incendio furioso di 93 miglia quadrate si è avvicinato al perimetro del laboratorio nucleare di Los Alamos in New Mexico. Le autorità hanno avvertito che questo incendio potrebbe presto raddoppiarsi o triplicarsi in dimensione e si sta facendo il massimo sforzo per contenerlo.
La maggiore preoccupazione è che le fiamme possano danneggiare una discarica dove sono stivati circa 20.000 bidoni da 55 galloni ciascuno di rifiuti nucleari.
Invece di essere stoccati in modo sicuro, questi 20.000 bidoni di scorie nucleari sono stati posti in tende a contatto col terreno.
Le autorità stanno comunicando al pubblico che l’incendio è arrivato entro poche miglia dalla discarica.
Comunque, è stato anche riportato che le fiamme sono adesso a 50 piedi dalla struttura di Los Alamos e c’è stato un report secondo cui le fiamme erano “appena al di là della strada” dal limite meridionale del famoso laboratorio dove venne sviluppata la prima bomba nucleare durante la Seconda Guerra Mondiale.
Le autorità di Los Alamos continuano a insistere che non c’è niente di cui preoccuparsi.
Ma sono le stesse parole che sono state già pronunciate a Fukushima.
Joni Arends, il direttore esecutivo del Concerned Citizens for Nucleare Safety, dice che se l’incendio raggiungesse le scorie nucleari sarebbe un incubo generalizzato.
La preoccupazione è che questi barili diventino così caldi da bruciare. Emetterebbero pennacchi di materiale tossico. È una cosa che riguarda tutti.
Ma la discarica non è il solo allarme.




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Secondo un recente articolo della Reuters, è presente anche il plutonio nell’impianto di Los Alamos.
John Witham, un portavoce del gruppo anti-nucleare Nuclear Watch New Mexico, ha detto che “si tratta dell’unico posto del paese che produce noccioli di plutonio che vengono collocati all’interno delle testate nucleari. Tre tonnellate metriche di plutonio arricchito altamente radioattivo sono stoccate nei sotterranei in cemento e acciaio di un edificio presso il centro del complesso, all’interno di un sistema di contenimento dell’aria“.
Viste tutte queste informazioni, pensate che i media mainstream ci dovrebbero tenere meglio informati su quello che sta accadendo là fuori?
Ft. Calhoun
Nel momento in cui stai leggendo, la centrale nucleare di Ft. Calhoun in Nebraska è completamente circondata dall’acqua e ci sono stati alcuni percolamenti all’interno di alcuni degli edifici.
Domenica il fiume Missouri che è esondato ha scavalcato una berma gonfiabile alta 2000 piedi. Circa due metri di acqua hanno rapidamente circondato tutti gli edifici dell’impianto.
La Nuclear Regulatory Commission insiste nel dire che non c’è niente di cui preoccuparsi, ma è anche stato riportato che le acque alluvionali sono letteralmente “alla porta” degli edifici principali.
È vero, non si tratta di un’altra Fukushima, ma è una situazione veramente, veramente seria. Il popolo americano si merita che gli venga detto cosa sta accadendo.
In un recente articolo sul disastro di Ft. Calhoun, Michael Wolf ha posto alcune domande interessanti su quello che sta succedendo a Ft. Calhoun:
Il governo ci ha detto di non lasciarci prendere dal panico. Tutto è sotto controllo, come in Giappone. Ma ci sono alcune incongruenze problematiche. La prima, il rifugio della Croce Rossa accanto all’impianto di Fort Calhoun è stato chiuso. Hanno detto che lo hanno chiuso per via delle “necessità diminuite”. Durante un’alluvione? Ora c’è una no-fly zone intorno all’impianto. Poi è arrivata una notizia allarmante secondo cui la piscina del combustibile esausto era così piena che hanno stivato le barre di combustibile in eccesso in un’area asciutta fuori dalla sicurezza della piscina. Per quanto tempo quell’area rimarrà asciutta e cosa accadrebbe se diventasse umida? Un giornalista ha dichiarato che il bunker per lo stivaggio è ora mezzo sommerso. Una delle strutture interne è soggetta a un’inondazione che potrebbe riguardare le pompe idrauliche. Le pompe idrauliche non funzionanti? Non è una cosa già sentita?
Le poche notizie che sono uscite dalla zona sono state nient’altro che un leggero allarme.
È triste sapere che la gran parte degli Americani non sappia niente su Ft. Calhoun perché i media mainstream stanno praticamente ignorando questa storia.
Fukushima
Naturalmente la saga ancora in corso a Fukushima è una delle notizie più importanti del secolo. La maggior parte degli analisti ha finalmente riconosciuto che si tratta del peggior incidente nucleare della storia. Il disastro di Fukushima contaminerà in modo serio l’ambiente e la salute di milioni di persone per decenni.
E dalla regione continuano a uscire cattive notizie. Ad esempio, sapevate che un gran numero di persone che vive nel nord del Giappone ha l’urina radioattiva? È vero.
Sono stati misurati più di 3 millisievert di radiazione nelle urine delle persone che vivono tra i 30 e i 40 chilometri di distanza da Fukushima. Come vi sentireste se foste nei loro panni?
Livelli molto alti di radiazione continuano a essere rilevati in tutta la zona che circonda Fukushima. Ad esempio, controllate quello che un articolo del Telegraph ha di recente dovuto dire del livello delle radiazioni che sono state riscontrate nell’acqua in un fosso vicino alla centrale:
L’acqua che sfocia nel canale fuori dal reattore numero 2 dell’impianto nucleare di Fukushima Daiichi nel nord-est del Giappone ha un livello di radioattività superiore ai 1.000 millisievert l’ora.
Un livello tale può causare infermità temporanee, tra cui nausea e vomito, e va molto oltre i 100 millisievert l’ora che sono considerati il livello più basso al quale si manifestano i rischi di contrarre un tumore.

Quante persone nel Giappone (e in tutto il mondo) svilupperanno un cancro grazie al disastro? La verità è che non riusciremo mai a ottenere i veri conteggi sui danni alla salute.
I rilevatori di radioattività sono stati consegnati a circa 34.000 bambini che vivono nelle vicinanze di Fukushima. Ma non andava fatto tre mesi fa?
Il modo con cui le autorità giapponesi hanno gestito Fukushima è stato un incubo. Potremmo non sapere mai quello che è realmente successo.
Ma quello che sappiamo sicuramente è che Fukushima è il peggior disastro nucleare della storia. Leggete il seguente estratto da un recente articolo di Stephen C. Jones:
Per fare un paragone, nell’incidente nucleare di Chernobyl avvenuto in Ucraina – fino a questo momento il peggior disastro mai registrato – il reattore bruciò per dieci giorni e si stima che abbia ucciso in totale circa un milione di persone in tutto il mondo. Nel disastro nucleare di Fukushima in Giappone ci sono cinque reattori che bruciano, due in meltdown parziale e tre in meltdown totale, e stanno bruciando TUTTI in modo incontrollato dall’11 marzo. Sono passati più di tre mesi e questo disastro nucleare rimane ancora completamente fuori controllo. Infatti, alcune persone del ramo citano la possibilità che questi meltdown verranno contenuti (ottimisticamente) in un tempo minimo che va da 1 a 3 anni“.
Ma tristemente i nostri politici e quelli che controllano i media credono apparentemente che è meglio per noi “non andare nel panico” invece di avere la verità.
Fonte: http://endoftheamericandream.com/archives/is-the-mainstream-media-covering-up-the-truth-at-los-alamos-ft-calhoun-and-fukushima
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE


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sabato 2 luglio 2011

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sabato 2 luglio 2011

No al bavaglio ad Internet , La Notte della Rete, 5 luglio







No al bavaglio ad Internet

La Notte della Rete



Non sarà una vigilia tranquilla per l'Agcom: sarà, piuttosto, "La Notte della Rete". Il 5 luglio, a 24 ore dall'approvazione della Delibera definita "ammazza-Internet" dai blogger italiani, artisti, esponenti della rete, leader politici, cittadini e utenti del web si troveranno a Roma per una no-stop contro il provvedimento.

Martedì 5 luglio dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma
( via delle Quattro Fontane, 113 ) partecipa anche tu alla nostra mobilitazione. Fai sentire la tua voce!

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