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venerdì 5 agosto 2016

OLIMPIADI 2016 in Brasile



Quando, sette anni fa, il Brasile – all’epoca governato da Lula e considerato una nazione in grande progresso economico – ottenne l’organizzazione dei Giochi Olimpici, sembrava essere finalmente arrivata l’occasione giusta per migliorare le infrastrutture di Rio de Janeiro e far sì che la città fosse capace di attrarre grandi investimenti e capitali stranieri. 

Le Olimpiadi, raccontava in un TED nel 2012 il sindaco di Rio, Eduardo Paes, avrebbero consentito di realizzare “la città del futuro”, socialmente integrata, in grado di «mettere in relazione i ricchi e i poveri, di portare i servizi di base (principalmente, istruzione e sanità) nelle favelas e di favorire la coesione sociale, attraverso investimenti in infrastrutture, eco-compatibilità e tecnologie».
 Ma, continua Alex Cuadros, la "città del futuro" non ha mai visto la luce. 
I Giochi Olimpici – che, secondo uno studio della Said Business School dell’Università di Oxford (che ha analizzato i costi di trenta olimpiadi estive ed invernali), scrive il Financial Times, costeranno 15 miliardi di dollari, circa 5 in più rispetto al budget iniziale – non hanno ridotto il divario tra ricchi e poveri, come prometteva il sindaco Paes solo 4 anni fa. 

Il Costo delle ultime 30 Olimpiadi invernali ed estive – via Financial Times Alcuni progetti, come le nuove linee veloci degli autobus, aiuteranno le classi operaie a raggiungere più facilmente i luoghi di lavoro, ma il piano di riurbanizzazione delle favelas è stato molto ridimensionato. Gran parte del denaro olimpico, infatti, è stato utilizzato per il ricco sobborgo di Barra di Tijuca, abitato da soli 300mila residenti, per realizzare il prolungamento della linea della metro verso la spiaggia di Ipanema e di nuove linee veloci degli autobus. A Barra abita il miliardario 92enne Carlos Carvalho, che ha progettato il cosiddetto “villaggio degli atleti”, che alla fine dei Giochi vedrà trasformare 17 delle 31 torri in condomini di lusso. 

A Barra, si trova anche il nuovo campo da golf, che sarà utilizzato durante i Giochi Olimpici, realizzato nonostante Rio avesse già due campi, con grande sorpresa del Comitato Olimpico Internazionale. E poi, ci sono i costi umani. Sotto il sindaco Paes, più di 20mila famiglie sono state sfrattate dalle loro case, il più grande spostamento coatto di persone della storia di Rio, e, nonostante l’ambiziosa campagna governativa per pacificare le favelas governate da gang che trafficano droga, la violenza non è diminuita. Come recentemente ammesso anche dal sindaco di Rio, le Olimpiadi sono state, dunque, un’occasione persa, tranne che per i più ricchi. Tuttavia, le responsabilità, scrive Cuadros, non sono tutte di Paes, che ha amministrato la città solo negli ultimi 8 anni. Il Brasile viene da decenni di abbandono dei cittadini più poveri e ha dovuto affrontare una situazione generale critica dal punto di vista politico, economico e ambientale. Crisi economica a Rio de Janeiro, tra disservizi, scioperi e rischi sicurezza .

Un mese e mezzo prima l’inizio delle Olimpiadi, il governatore di Rio de Janeiro ha dichiarato lo stato di emergenza finanziaria e ha pregato il governo centrale di fornirgli un supporto economico per evitare “un totale collasso nella pubblica sicurezza, nella salute, nell’educazione, nei trasporti e nella gestione ambientale”, scriveva il 17 giugno scorso il corrispondente del Guardian nella città brasiliana. Una situazione che ha portato comunque il governo dello Stato federato a tagliare i bilanci della polizia, sanità e istruzione. 
Raccontava gli stessi giorni David Biller su Bloomberg: Quasi il 70% degli insegnanti e dei lavoratori del settore pubblico sono in sciopero da marzo per i ritardi degli stipendi, dicono i loro sindacati. Il comune di Rio è stato costretto a prendere il controllo di due ospedali pubblici, e secondo un gruppo di medici altri ancora potrebbero chiudere presto per mancanza di finanziamenti. Quest’anno lo Stato di Rio ha anche ridotto del 32% i fondi destinati alla sicurezza e ha ritardato il pagamento degli stipendi ai poliziotti e alle loro famiglie .

Agenti di polizia e vigili del fuoco hanno inscenato proteste come quella all’aeroporto internazionale in cui i turisti in arrivo sono stati accolti con un striscione con su scritto “Benvenuti all’inferno”, in un periodo in cui, come racconta Globo, gli omicidi a Rio sono aumentati del 15% nei primi quattro mesi del 2016. La protesta di agenti di polizia e vigili del fuoco all'aeroporto internazionale di Rio . 
Una crisi che si inserisce in un contesto politico e sociale problematico in Brasile: l’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, giudicata colpevole da una commissione di aver truccato i bilanci dello Stato e la conseguente formazione di un nuovo governo; una profonda recessione (nel primo trimestre il Pil ha registrato un -5,4%); il grande scandalo per la corruzione nella compagnia petrolifera di stato Petrobras (indagine nata da un confessione di un ex manager che ha raccontato alla polizia che la divisione raffineria distribuiva in maniera illecita denaro ai partiti politici); l’epidemia del virus Zika. L'andamento dell'economia brasiliana – via Financial Times Inoltre, si legge ancora nell’articolo del Guardian, «l’economia del paese quest’anno dovrebbe ridursi del 4% a causa del debole prezzo delle materie prime, la bassa domanda proveniente dalla China e la paralisi politica». 


L’inquinamento dell’acqua e dell’aria.
 Secondo uno studio durato 16 mesi, commissionato da The Associated Press, a pochi giorni dall’inizio dei Giochi Olimpici, i corsi d’acqua di Rio de Janeiro sono inquinati da liquami umani pieni di virus e batteri molto pericolosi ed è a rischio la salute degli atleti che saranno impegnati nelle competizioni in acqua e dei turisti che affolleranno le spiagge di Ipanema e Copacabana. I primi risultati, pubblicati più di un anno fa, avevano mostrato una concentrazione di virus 1,7 milioni di volte superiore ai livelli considerati preoccupanti in Europa o negli Stati Uniti. Da allora, gli atleti hanno cominciato a prendere delle precauzioni per evitare malattie e infezioni. 

 I punti più contaminati sono la Laguna Rodrigo de Freitas e la Baia di Guanabara, dove si svolgeranno le gare di nuoto di fondo, di canottaggio e vela. In queste aree, nel marzo 2015 era stata registrata la presenza di 1,73 miliardi di adenovirus per litro, scesa a 248 milioni per litro nella campionatura dello scorso giugno. Un livello ritenuto ancora molto alto. «Le oscillazioni dei livelli di contaminazione riscontrate sono conseguenza più delle variazioni climatiche che delle misure adottate», ha dichiarato il dottor Fernando Spilki, uno dei più importanti virologi brasiliani. Ai nuotatori è stato consigliato di gareggiare in acqua con la bocca chiusa. 

«Gli atleti nuoteranno letteralmente in mezzo a feci umane e c’è il rischio che possano ammalarsi per i tanti microrganismi presenti», 
ha dichiarato al New York Times il pediatra Daniel Becker. 



immondizia galleggiante nella Baia di Guanabara – via The Independent 

Anche l’Istituto Ambientale di Stato, che quasi ogni giorno pubblica un grafico a colori con i dati del livello di batteri presenti nelle acque della città, ha confermato che le principali spiagge di Rio sono costantemente non idonee alla balneazione. Come ha spiegato la professoressa Renata Picão, microbiologa all’Università Federale di Rio, nelle acque delle cinque più frequentate spiagge brasiliane ci sono elevati livelli di microbi resistenti ai farmaci. Nonostante il sindaco di Rio abbia riconosciuto il fallimento dei progetti per la depurazione delle acque, i rappresentanti del Comitato Organizzatore locale continuano a garantire che i corsi d’acqua saranno al sicuro per turisti e atleti. Il problema delle acque reflue a Rio non è nuovo e ha visto la sua esplosione, scrive l’Independent, a partire dagli anni Settanta, soprattutto dopo il massiccio esodo rurale di abitanti verso la città che ha portato
 a raddoppiare l’estensione dell’area metropolitana.

 Per quanto riguarda la Baia di Guanabara, un anno fa il governo aveva promesso di bonificare l’80% dell’area ma, secondo le stime più realistiche, solo il 20-30% sarà depurato, a fronte di uno stanziamento di 450 milioni di dollari. Tubi improvvisati che versano acque reflue nella Baia di Guanabara, nella favela di Pica-Pau a Rio de Janeiro .

 Le condizioni igienico-sanitarie peggiorano, poi, negli slum o nelle favelas, che si trovano nei pressi della baia, come nel caso di Pica-Pau, una favela con 7mila abitanti. L’Epatite A è endemica tra i suoi abitanti e i bambini, scrive Andrew Jacobs sempre sul New York Times, rischiano di ammalarsi per gli agenti patogeni che dalle condutture cariche di acque reflue finiscono in tubature improvvisate di acqua potabile. «Sono decenni che i funzionari locali promettono di affrontare la crisi igienico-sanitaria e poi non fanno nulla», racconta Irenaldo Honorio Da Silva, capo del comitato dei residenti di Pica-Pau. E, per quanto gli ambientalisti ritengano che le Olimpiadi possano essere un’occasione per portare l’attenzione pubblica sulle condizioni sanitarie del Brasile, la professoressa Picão è pessimista: «Se non hanno pulito per le Olimpiadi, temo che non lo faranno mai più». Oltre l’inquinamento dell’acqua c’è anche quello dell’aria. Secondo quanto è emerso, infatti, da un’analisi elaborata dal governo brasiliano e dalla Reuters, l’aria a Rio de Janeiro è più sporca e nociva rispetto a quanto descritto dalle autorità e dall’organizzazione delle Olimpiadi. 

L’inquinamento, secondo l’Inea, l’agenzia di protezione ambientale di Rio, è causato per tre quarti dei casi dai gas di scarico dei milioni di veicoli in strada. «Questa non è un’aria per Olimpiadi» dice Paulo Saldiva, patologo all’Università di San Paolo e membro del comitato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2006 ha introdotto criteri più severi per misurare i livelli di inquinamento. «Una grande attenzione è stata data all’inquinamento delle acque, ma molte più persone muoiono a causa di quello atmosferico», continua Saldiva, «non si è obbligati a bere nella Baia di Guanabara, ma sei comunque costretto a respirare l’aria di Rio». Il Comitato Olimpico ha comunque assicurato che le gare si svolgeranno in condizioni sicure. La cerimonia d'apertura sarà sabato 5 agosto, all'1 italiana, con la cerimonia d'apertura. A Rio parteciperanno atleti provenienti da 203 paesi, che si sfideranno, fino al 21 agosto, in 39 sport diversi. Ci sarà anche un team di rifugiati, composto da 10 atleti, tra cui la nuotatrice siriana Yusra Mardini. Intanto, continuano le proteste durante il percorso della torcia olimpica in Brasile: «a Niteroi ci sono stati scontri fra i poliziotti e i manifestanti che stavano protestando contro le risorse investite nei Giochi, considerate una spreco per molti».


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lunedì 1 agosto 2016

Nel Mondo 20 Isole Utilizzano solo Energia Pulita


Rinnovabili, il report di Legambiente.

Dal Pacifico all’Atlantico, dai Mari del Nord all’Australia: l'associazione ambientalista ha raccolto le storie di 20 isole nel pianeta, dieci delle quali sono ormai indipendenti a livello energetico

In tutto il mondo le isole diventano un cantiere per l’innovazione energetica e le rinnovabili, mentre nelle isole minori italiane è tutto fermo. Questa la fotografia scattata da Legambiente in un dossier, nel quale si raccolgono le storie di 20 isole nel pianeta, dieci delle quali utilizzano ormai solo le fonti pulite. Le altre si avvicinano a passi da gigante verso l’obiettivo del 100 per cento. Si va dal Pacifico all’Atlantico, dai Mari del Nord all’Australia. La realtà delle isole minori del Belpaese è molto diversa: i dati del dossier evidenziano un fermo rispetto agli altri Comuni italiani. Sono 2.660 quelli in cui le rinnovabili soddisfano tutti i fabbisogni elettrici delle famiglie. “La beffa – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – è che nelle isole minori italiane si ha una penetrazione inferiore delle rinnovabili a fronte di grandi potenzialità”.



LE ISOLE PIÙ GREEN - Hanno già raggiunto l’obiettivo Kodiak (in Alaska), King (Australia), le isole Orkney (Scozia), Tilos (Grecia), El Hierro (alle Canarie), Samso (Danimarca), Eig (Scozia), Pellworm (Germania), Tokelau (Nuova Zelanda) e Muck (Scozia). Prossime saranno le isole di Bonaire (ai Caraibi) nel 2017, Capo Verde e Wight (Inghilterra) nel 2020. Sumba (Indonesia) e Bornholm (Danimarca) nel 2025. Mentre nel 2040 toccherà alla Giamaica e, nel 2045 alle Hawaii. Gigha (Scozia) e Aruba (ai Caraibi), invece, arriveranno entro l’anno rispettivamente al 75 e al 50 per cento. E in Portogallo Graziosa raggiungerà il 60 per cento nel 2019. “A detenere il record mondiale – scrive Legambiente nel dossier – è l’isola di El Hierro, la prima ad aver raggiunto l’autosufficienza energetica grazie alle energie rinnovabili e alla grande mobilitazione dei suoi cittadini”. Da giugno 2014 i 10.162 abitanti usufruiscono, per la produzione di energia elettrica, di un sistema di impianti idroelettrici e di impianti eolici. Inoltre è in studio un sistema di mobilità elettrica per tutta l’isola. Altri esempi di innovazione sono in atto nell’isola di King e nelle Azzorre “dove sono stati abbandonati inquinanti impianti diesel, dimostrando di poter migliorare la stabilità di un sistema elettrico”. Nelle aree costiere si sperimentano nuovi sistemi per il recupero di energia elettrica “sfruttando la forza dell’oceano nella sua interezza, sia col moto ondoso, sia con le maree”. Nelle isole Orkney, grazie al movimento delle onde del mare, si è reso possibile convertire l’energia cinetica in energia elettrica.



LE ISOLE ITALIANE SONO INDIETRO - Il paragone con le isole minori italiane è impietoso. I dati evidenziano un ritardo che è rilevante non solo rispetto alle possibilità (a Lampedusa e Pantelleria, alle Eolie come alle Egadi ci sono alcuni dei potenziali di soleggiamento più rilevanti in Italia) ma anche rispetto agli altri Comuni italiani, come i 2.660 Comuni in Italia in cui le rinnovabili soddisfano tutti i fabbisogni delle famiglie o ai 39 Comuni 100% rinnovabili. Si tratta di realtà dove si è riusciti a soddisfare ampiamente i fabbisogni termici ed elettrici grazie ad un mix di impianti diversi da fonti rinnovabili. “La beffa è che oggi i fabbisogni di energia elettrica sono garantiti da vecchie e inquinanti centrali a gasolio” conferma Zanchini, sottolineando che “proprio le difficoltà di approvvigionamento determinano un costo più alto dell’energia elettrica prodotta sulle isole rispetto al Continente”. Il risultato?  “Alle società elettriche è garantito un conguaglio, prelevato dalle bollette di tutte le famiglie italiane, che complessivamente è pari a 70 milioni di euro ogni anno”. Per Legambiente questa rivoluzione “deve diventare centrale anche nel Mediterraneo, dove sono oltre 3mila le isole abitate e dove oggi la sfida è sia energetica, sia”.



LE POTENZIALITÀ – Nel dossier si sottolinea come tutti gli studi dimostrino che da Lampedusa al Giglio, da Favignana a Ponza, “in tutte le 19 isole minori italiane si possa cambiare completamente scenario energetico”. Ci sono progetti in cantiere in alcune isole da parte di Terna, Enea, Enel, “il problema – rileva Legambiente – è che nessuno è ambizioso come quelli delle 20 storie raccontate”. Per Legambiente sono tre i passi da compiere subito: fermare qualsiasi nuova realizzazione o ampliamento di centrali da fonti fossili, approvare il decreto, fermo al Ministero dello sviluppo economico, che prevede di riconoscere la stessa tariffa di cui beneficiano le società che gestiscono l’energia elettrica sulle isole, a chi produce energia da rinnovabili e, infine, approvare un piano per arrivare al 100% da rinnovabili in ogni isola. “È arrivato il momento – conclude Zanchini – di realizzare nelle isole minori italiane un cambiamento che permetta, alle famiglie e alle attività, di prodursi l’energia attraverso un modello distribuito di impianti rinnovabili ed efficienti”.

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Papà Prendiamo un Cane



 E il genitore fa firmare ai figli un contratto con 13 regole
L’originale trovata di un padre che ha poi pubblicato il foglio su R. sito. I bambini, per poter adottare un cucciolo, hanno dovuto accettare obblighi e responsabilità.
Prima del cane, la firma sul contratto
Prendere un cane è un grande impegno. E prima o poi qualunque genitore si trova a dover rispondere ai suoi figli che chiedono con insistenza di adottare un cucciolo. Consapevoli delle conseguenze: i bambini ci giocheranno per un po’, poi si stuferanno e agli adulti resta l’incombenza di dover badare al nuovo componente della famiglia. Tra passeggiate notturne e divani distrutti.

Un padre inglese ha giocato d’anticipo e, prima di cedere, ha scritto un «Family Dog Contract», un contratto composto da tredici regole che le figlie hanno dovuto firmare prima di dirigersi nel più vicino canile. Pubblicata la foto sul sito di social news Reddit, l’utente «rjohnstone13» ha ricevuto centinaia di commenti di altri che si sono ritrovati nella stessa situazione.

Regola n.1, raccogliere i bisogni
La prima regola che pone il padre è per liberarsi da una delle incombenze più fastidiose di quando si ha in casa un animale a quattro zampe: «Papà non deve mai raccogliere la pupù. Mai. I bambini provvederanno a pulire almeno tre volte a settimana per soddisfazione di papà».

Regola n.2, addestramento
Non solo, «il cane sarà ben addestrato a fare i suoi bisogni in giardino». Precisa anche il luogo: tra i sassi contro lo steccato della vicina, Barbara. Poi precisa: «Tutti i membri della famiglia concordano che non saranno tollerate sorpresine sul prato né davanti alla casa né sul retro».

Regola n.3, la taglia del cucciolo
Non importa la razza, ma la taglia. «Il cane è molto piccolo» precisa il padre. Peso massimo consentito: 10 libbre, pari a circa 4,5 chili. Sul foglio è stata poi fatta una correzione a penna. Si possono raggiungere le 15 libbre, ovvero 7 chili.

Regola n.4, niente peli in giro
Per non ritrovarsi a lavare il copridivano ogni settimana, il padre scrive: Il cane non perde pelo. Per niente», con tanto di sottolineatura delle ultime due parole.

Regola n.5, non si sbava
Un altro fastidioso inconveniente che al genitore proprio non va giù: «Il cane non sbava né ha un naso gocciolante. Tutte le parti concordano che i cani di questo genere sono disgustosi».

Regola n.6, graffi
Dopo peli e umidi ricordi, arrivano i piccoli danni. «Il cane non graffia il pavimento. A papà non interessa come prevenirlo - taglio attento delle unghie, stivali, rimozione chirurgica delle zampe. Tutte le parti concordano che il cane non graffierà il pavimento».

Regola n.7, lavaggio
Il padre avvisa i figli che la cura passa anche da spazzola e sapone. «Papà non dovrà mai lavare il cane. In più, se papà decide che il cane puzza, un figlio deve fare il bagno al cane entro 24 ore».

Regola n.8, disastri
L’odore dei cani è piuttosto intenso e i danni sono dietro l’angolo. Quindi il padre ci tiene a precisare (più che altro alla moglie): «Se il cane facesse una qualche sorta di disastro in casa i trattamenti di pulizia si dimostrassero inefficaci, è autorizzato l’utilizzo di prodotti chimici dannosi per eliminare macchie e odori.

Regola n.9, veto sul nome
Non ci sono solo responsabilità concesse, ma anche dimostrazioni di autorità: «Papà ha diritto di veto assoluto sul nome del cane».

Regola n.10, l’alimentazione
«Il cane non riceve cibo organico, gourmet o dietetico. Tutte le parti concordano che il mangime tradizionale va bene».

Regola n.11, mantenere le distanze
Niente esagerazioni nelle dimostrazioni d’affetto: «Non ci si riferisce mai al cane come se fosse un figlio o un fratello. Tutte le parti concordano che un cane è un cane».

Regola n.12, cartoline d’auguri
Attenzione speciale negli auguri agli amici: «Il nome del cane non viene scritto nelle cartoline di Natale. In più, se c’è una foto del cane sulla cartolina di famiglia, dovrà essere un caso. Insomma, il cane non sarà soggetto primario della foto».

Regola n.13, il riassunto
L’ultima regola riassume tutte le altre: «I bambini promettono di non innamorarsi mai del cane o, al contrario, di annoiarsi. Tutte le parti concordano che il cane è una responsabilità primaria dei figli per tutta la sua vita».


E alla fine arriva Kershaw
In un altro post, il papà previdente racconta l’epilogo della storia, avvenuta due anni prima: due settimane dopo la firma del contratto è stato adottato un bastardino di tre anni.

Non sbava né perde pelo. E sul nome, il genitore rivela di non aver esercitato il suo potere di veto: è stato chiamato Kershaw. I bambini hanno rispettato le regole e «tutti (compreso Papà) amano il cane, che è stata una fantastica aggiunta (ma non è un membro) alla nostra famiglia».

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PATENTINO PER CANI LE REGOLE


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